Comune, veleni dopo il voto
Grimaldi: ecco gli errori fatti

Grimaldi, attorniato da tutte le componenti del centrodestra, torna sul voto e conferma il sondaggio che dava la coalizione addirittura avanti a Molteni. Con concrete possibilità dunque di conquistare palazzo Pretorio.

SONDRIOSmaltita la sbornia del dopo elezioni, nel centrodestra, sconfitto, è tempo di analisi. In qualche caso di rammarico, in altri di recriminazioni.

Ad aprire le danze della caccia alle streghe era stato il coordinatore provinciale del Pdl Maurizio Del Tenno che aveva puntato il dito contro il centrodestra, Lega Nord in primis, per l'incapacità di presentarsi unito all'appuntamento elettorale del capoluogo. Una linea che, a sorpresa, è seguita anche dal segretario provinciale del Carroccio Narciso Zini che non difende in alcun modo la linea di autonomia seguita.

Il segretario, per qualche giorno all'estero, non riesce a nascondere un tono critico nei confronti della segreteria regionale del partito al quale addossa la responsabilità delle scelte che hanno portato alla sconfitta.

«È inutile fare quelli stupiti adesso - sottolinea Zini - era evidente che saremmo arrivati a questo. La credibilità di un progetto lo si misura anche sulla capacità di presentarsi compatti. Se lo avessimo fatto, avremmo convinto molta più gente a votare per noi». Lo stesso ragionamento già fatto da Del Tenno che aveva infatti parlato di quell'ottimismo ed entusiasmo che soli avrebbero potuto fare la differenza nel caso di una coalizione unita.

C'è da scommettere che le decisioni elettorali, comprese le voci maligne che vogliono la decisione di correre autonomamente frutto di un patto di non belligeranza tra palazzo Muzio e palazzo Pretorio, peseranno sugli equilibri del partito, pronto a celebrare il congresso. Ipotesi e illazioni, comprese quelle di segreti accordi, sulle quali il segretario preferisce non esprimersi: «No comment» è la sua risposta.

La caccia ai colpevoli nasconde qualcosa di più: il rammarico per aver visto svanire la possibilità reale di giocarsela fino all'ultimo con Molteni.

Non è un segreto, o meglio, non lo è più, il fatto che mentre ancora c'era sul tavolo la candidatura di Antonio Grimaldi, attorniato da tutte le componenti del centrodestra, circolasse un sondaggio che dava la coalizione addirittura avanti a Molteni. Con concrete possibilità dunque di conquistare palazzo Pretorio.

È chiaro che la rinuncia di Grimaldi ha fatto crollare un sogno. Lui, il dentista, non si pente di aver fatto prevalere la coscienza civica sul possibile ricatto dei partiti e aver quindi detto no a qualcosa che si era già visto in città con l'esperienza negativa della giunta Bianchini. E ora che le urne sono chiuse, che Sondrio liberale testardamente «è andata avanti perdendo pure un consigliere rispetto all'altra volta», Grimaldi si toglie qualche sassolino.

«La Costituente civica ha seguito con attenzione tutto l'evolversi della campagna elettorale - dice -. Una campagna fotocopia della precedente con un risultato analogo. La vittoria di Molteni, che questa volta doveva essere la conseguenza di una "scelta", si è trasformata in una "necessità". Senza nulla togliere a Molteni. La sua forza e la sua esperienza hanno giocato molto soprattutto nel tenere bassi i toni ed evitare dibattiti accesi. Ma il punto è che ha predominato la continuità per assenza di alternativa».

Un'alternativa troppo frammentata per essere credibile, sostiene Grimaldi e che, infine, avrebbe convinto gli elettori moderati a disertare le urne.

E proprio l'impossibilità di presentarsi uniti con un progetto credibile ha convinto Grimaldi a chiamarsi fuori.

«Prendere parte alla corsa elettorale sarebbe stato inutile e dannoso - sottolinea -. Inutile perchè era scontata la vittoria di Molteni (magari al secondo turno) e dannosa perchè avrebbe costretto la Costituente a scendere su di un terreno che non gli appartiene con il risultato di creare ancor più disaffezione alla politica. Il tentativo estremo di ricompattare le esperienze civiche non ha ottenuto il risultato sperato. È prevalso da un lato il senso di appartenenza al proprio gruppo a discapito del progetto generale e dell'atro la perseveranza in alleanze non vincenti. Tutto scelte legittime ma inutili. Noi abbiamo avuto la forza di restare fuori - conclude Grimaldi -, con sofferenza, ma fuori».

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