Serrande abbassate, persi 71 negozi in centro

Terziario a doppia velocità in Lombardia, ma ancora segni di sofferenza per il commercio. Il boom dell’e-commerce non ha certamente aiutato le botteghe tradizionali.

Secondo i dati del quarto trimestre del 2023 resi noti da Unioncamere Lombardia, infatti, si amplia la “forbice” tra i due principali settori che lo compongono: i servizi registrano infatti un’accelerazione della crescita del fatturato (+3,6%), spinti da turismo (+6,6%) e servizi alla persona (+6,7%), mentre per il commercio al dettaglio la variazione resta positiva, ma in rallentamento (+1,4%), confermato dal calo degli ordini ai fornitori. Il 2023 si chiude comunque con una crescita media significativa per entrambi i comparti: +4,8% per i servizi e +3,1% per il commercio, anche se per quest’ultimo il contributo dei prezzi, ancora in aumento, è stato determinante. I segnali di affanno del comparto si moltiplicano, anche se il rientro dell’inflazione dovrebbe aiutare la ripresa dei consumi.

Di fatto però quella del commercio è una crisi che si trascina da tempo. Le vetrine chiuse nelle città ne sono un chiaro segnale. Secondo l’indagine sulla demografia d’impresa nelle città italiane condotta dall’Ufficio Studi Confcommercio con l’istituto Tagliacarne in dieci anni sono “spariti” più di 110mila negozi nelle città.

Se l’anno scorso erano state quasi 100mila le attività di commercio al dettaglio e oltre 15mila le imprese di commercio ambulante ad essere “sparite” nei dieci anni precedenti, nel conteggio 2024 il totale sale rispettivamente a più di 110mila e a oltre 24mila. Un trend che si conferma e si accentua. Così come la crescita delle attività di alloggio e ristorazione, aumentate di quasi 10mila unità tra il 2012 e il 2023, anche se in misura leggermente minore rispetto alla rilevazione precedente. Nello stesso periodo risulta rilevante la riduzione di imprese attive nel commercio, negli alberghi e nei pubblici esercizi (-8,4%, con bar in calo e ristoranti in crescita) e il conseguente aumento di quelle straniere (+30,1%).

Dall’analisi condotta su 120 città italiane, tra cui Sondrio e Lecco, emerge che nei centri storici sono sempre meno le attività tradizionali (carburanti -40,7%, libri e giocattoli -35,8%, mobili e ferramenta -33,9%, abbigliamento -25,5%) e sempre più quelle che offrono servizi e tecnologia (farmacie +12,4%, computer e telefonia +11,8%), oltre alle attività di alloggio (+42%) e ristorazione (+2,3%). Negli ultimi dieci anni sono scomparse oltre 30mila unità locali di commercio al dettaglio e ambulanti (-17%): la densità commerciale è passata da 12,9 a 10,9 negozi per mille abitanti, pari a un calo del 15,3%. Un fenomeno che non dipende se non in minima parte dal calo della popolazione, scesa solo del 2%.

Nel centro storico di Sondrio le imprese commerciali sono passate dalle 260 del 2012 alle 189 del 2023. Differenza meno marcata per le aree esterne del centro: da 64 a 59. I negozi di applicazioni informatiche sono aumentati di quattro unità. A Lecco le imprese sono passate dalle 316 del 2012 alle 259 del 2023 nel centro storico; da 192 a 139 nelle altre aree. Anche in questo caso sono i negozi di servizi e tecnologia gli unici ad avere incrementato la loro presenza. Per quanto riguarda alberghi, bar e ristoranti, le imprese a Sondrio sono passate da 152 a 124 nel centro storico e da 24 a 20 nelle altre zone. A subire il calo più drastico i bar – da 92 a 64 nel centro storico -, mentre l’offerta di alloggi extralberghiera è passata da 2 a 8.

Differenze meno marcate a Lecco dove alberghi, bar e ristoranti sono passati da 152 a 147 nel centro storico e da 129 a 120 nelle altre aree. Anche nella città lariana il calo maggiore è sul fronte dei bar: da 91 a 62 nel centro storico.

Per evitare gli effetti più gravi di questo fenomeno secondo l’ufficio studi di Confcommercio i negozi di vicinato non possono che continuare a puntare su efficienza e produttività, anche attraverso una maggiore innovazione e una ridefinizione dell’offerta. E resta fondamentale l’omnicanalità, ovvero l’utilizzo anche dell’online, le cui vendite sono passate da 17,9 miliardi nel 2019 a 35 miliardi nel 2023 e che nel 2023 vale il 17% degli acquisti di abbigliamento e il 12% del settore bellezza.

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