Sanità in alta valle: la scelta coraggiosa di tre infermiere

Non solo infermiere che vanno all’estero, magari in Svizzera, o che lasciano la professione per approdare in altri settori o per la pensione, appena possibile, per nulla intenzionate a portare avanti oltre il proprio lavoro, ma anche infermiere che rilanciano. Che vogliono crescere nella loro professione, studiare, specializzarsi, imparare tecniche nuove da importare in provincia di Sondrio, a beneficio della collettività.

É il caso di tre infermiere e, insieme, studentesse dell’Alta Valle, che hanno conseguito giovedì scorso il master in Vulnologia all’Università di Pavia e che, ora, sono determinate a metterlo a frutto aprendo un ambulatorio di Vulnologia convenzionato col Servizio sanitario nazionale proprio nel loro territorio di residenza, fra Sondalo e Valdisotto.

«Questo è il nostro sogno - assicura Monia Della Valle, 53 anni, di Sondrio, ma residente a Sondalo, coordinatrice infermieristica nella Rsa “Baita Serena” di Valfurva -, perché sappiamo che non ci sono realtà né dentro le strutture pubbliche di Asst Valtellina e Alto Lario, né dentro quelle private, in grado di offrire prestazioni specialistiche come quelle di cui abbiamo appreso durante il master. Che è stato interessantissimo e che ci ha aperto un mondo sul tema del trattamento delle lesioni difficili della cute. Quelle con cui noi, infermiere, sia ospedaliere sia territoriali, ci imbattiamo quotidianamente e che affrontiamo con le conoscenze acquisite negli anni di studio non aggiornate, però, spesso, rispetto alle nuove tecniche».

Quelle che Monia Della Valle, Raffaella Cordelli, 44 anni, di Sondalo, infermiera domiciliare della Fondazione “Villa del sorriso” di Bormio, e Laura Viviani, 36 anni, di Valdisotto, infermiera in Chirurgia generale a Sondalo, hanno appreso frequentando i corsi in Vulnologia del master indetto dall’Università di Pavia e diretto da Enrico Maria Marone, primario di Chirurgia vascolare al Policlinico di Monza, con docenti di punta Roberto Brambilla, già primario dell’ambulatorio vulnologico degli Istituti clinici Zucchi di Monza oggi impegnato nella medicina rigenerativa negli ospedali di Lviv, in Ucraina, in supporto ai bimbi feriti in guerra, e Andrea Bellingeri, fondatore di Aislec (Associazione infermieristica per lo studio delle lesioni cutanee), docente incaricato di infermieristica vulnologica e responsabile dell’ambulatorio vulnologico del San Matteo di Pavia.

«I docenti ci hanno trasmesso le loro conoscenze mediche e la loro umanità arricchendo il nostro bagaglio professionale e lasciando un’impronta indelebile rispetto all’approccio al paziente - assicurano le studentesse neo specializzate -. Il tirocinio effettuato negli ambulatori specialistici è stato per noi fonte di ispirazione per una nuova prospettiva su come l’assistenza sanitaria possa essere migliorata in questo settore, in provincia di Sondrio, dove la mancanza di ambulatori vulnologici multidisciplinari è molto sentita. Occorrono conoscenze, competenze e abilità specifiche per fronteggiare e guarire ferite difficili dovute a ulcere, piaghe da decubito, a tumori, a postumi di interventi chirurgici. Occorre risalire alla causa scatenante e poi capire come affrontarle ricorrendo alle tecniche più nuove che abbiamo imparato e che vogliamo attuare anche qui, a beneficio della collettività, che, spesso, non riesce a risolvere se non dopo tantissime sedute il proprio problema».

Le vulnologhe, fra le pochissime attive in provincia di Sondrio, sono determinate e motivate a dare un seguito a quanto appreso ed è una certezza che lo faranno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA