Studenti per Lecco a caccia di barriere architettoniche

Una città a ostacoli. Le studentesse e gli studenti delle classi seconda dell’indirizzo turistico e terza del corso panificatori e pasticceri di Enaip Lecco che hanno passato al setaccio Lecco per mappare le barriere architettoniche. Muniti di carrozzine per meglio mettersi nei panni di persone con fragilità, accompagnati dai docenti Annalisa Renzi e Fabrizio Pozzoli e dalla coordinatrice della sede Enaip di Lecco Federica Colombo, il gruppo di giovani, partito dalla scuola di via Caduti Lecchesi a Fossoli, si è diretto alla Stazione prima di attraversare il centro città, passando dalla Biblioteca, scendendo poi a Pescarenico e rientrando, infine, in Enaip. Un totale di otto chilometri lungo i quali le studentesse e gli studenti hanno verificato il grado di accessibilità per i disabili, prendendo nota delle maggiori criticità. Un’iniziativa che il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni ha voluto fin da subito sostenere: «Rendersi conto in prima persona delle difficoltà – ha detto il sindaco - che vivono le persone con disabilità è il primo passo verso la trasformazione della nostra città in una comunità inclusiva. Per alcuni luoghi toccati dai ragazzi dell’Enaip il Comune ha già dei progetti in corso; per altri, invece, risulta quanto mai utile la mappatura che le classi hanno condotto e che, volentieri, vorrei discutere con loro in occasione di un incontro che potremo programmare nei prossimi giorni».

Le studentesse e gli studenti realizzeranno infatti un lavoro di sintesi su quanto emerso e individuato per essere pronti a presentarlo al sindaco. «Sappiamo che l’amministrazione - conclude Andrea Donegà, direttore dell’Enaip - sta portando avanti un piano di abbattimento delle barriere architettoniche e, con questa iniziativa, le nostre ragazze e i nostri ragazzi hanno voluto dare un contributo per rendere la città ancora più inclusiva. Un progetto, questo, che tiene insieme diverse competenze utili tanto dal punto di vista professionale quanto da quello della cittadinanza attiva: conoscere il territorio, organizzare itinerari, sviluppare solidarietà e prendere consapevolezza delle fragilità, un aspetto importante che ci pone tutti davanti al senso del limite che può essere superato solo collettivamente, contro i deliri di onnipotenza tipici dei nostri tempi che, invece - conclude Donegà - propongono modelli individualisti».

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