L’addio a Dino Piazza, i funerali domani mattina nella chiesa di Castello di Lecco

Tutto il mondo della montagna si stringerà intorno alla famiglia di uno dei suoi rappresentanti più prestigiosi e generosi

Domani mattina alle ore 10.45, nella chiesa parrocchiale dei Santi Gervaso e Protaso di Castello di Lecco, si svolgeranno i funerali di Dino Piazza, grande alpinista e imprenditore innamorato della sua città e dei suoi monti. Tutto il mondo della montagna si stringerà intorno alla famiglia di uno dei suoi rappresentanti più prestigiosi e generosi.

Nato a Rancio nel 1932, Dino Piazza entrò nei Ragni nel 1955 e ne fu presidente dal 1964 al 1970. Seppe aprire vie nuove come la direttissima alla Torre Cecilia del 1959, con Tizzoni e Colombo, e salite celebri come la nord-ovest del Civetta lungo la via Solleder e la ripetizione della via Bonatti al Petit Dru sul massiccio del Monte Bianco. Tra le spedizioni cui partecipò, ricordiamo ancora quella del McKinley nel 1969, a soli otto anni dalla “prima” targata Cassin. Alpinista ed imprenditore, Dino Piazza, come Riccardo Cassin, oltre a salire sulle amate montagne lavorava il ferro. Infatti, ebbe un ruolo importante nell’evoluzione dei materiali, come chiodi e ramponi. Ebbe anche un ruolo da protagonista nel “soccorso” più drammatico delle Alpi, nella tremenda estate del 1961: due cordate guidate da Walter Bonatti e Pierre Mazeaud, furono travolte da una bufera sul Pilone centrale del Freney, nel massiccio del Monte Bianco. Per una settimana le squadre di soccorso tentarono di raggiungerli, ma alla fine sopravvissero solo in tre: Bonatti, Mazeaud e Roberto Gallieni. Pochi sapevano che a Lecco c’era un uomo, Dino Piazza, che conosceva la via di fuga che avevano pianificato Bonatti e compagni. Avvertito dal padre di Gallieni, partì con una squadra di Lecco verso Courmayeur, per raggiungerli e dare una mano ai soccorsi, ma non fu ascoltato. Arrivò al bivacco Gamba che Bonatti e Gallieni raggiunsero sfiniti nel cuore della notte, prima che ripartisse la squadra di soccorso locale. E fu lui a recuperare il corpo di Andrea Oggioni purtroppo ormai privo di vita.

«E’ stato un uomo che aveva un immenso orgoglio di essere alpinista e lecchese. – ci ha detto Giorgio Spreafico, grande esperto di storia dell’alpinismo - Si riconosceva completamente nei Ragni ed era profonda in lui la coscienza di dover essere all’altezza di coloro che avevano onorato il maglione rosso in tutto il mondo».

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