Domenica 16 Maggio 2010

Se un Paese dimentica il suo passato


Sento il dovere di ringraziare l'Associazione Mazziniana Italiana  per avere organizzato il viaggio ai monumenti risorgimentali di Genova.
La visita al Museo del Risorgimento, ospitato nella casa natale di Giuseppe Mazzini, è stata perfetta in ogni dettaglio. Il museo è accogliente, pulito e colmo di cimeli storici che ci sono stati spiegati in modo dettagliato e coinvolgente: penso che debba essere meta dei viaggi di studio delle nostre scolaresche.
La successiva tappa allo Scoglio di Quarto, luogo di partenza dei Mille (tra cui c'erano tanti giovani della nostra provincia), è stata purtroppo, in parte, rovinata dalla inaccessibilità dell'area circostante il monumento. I lavori di ripristino e manutenzione sono ancora in corso e il Governo non è stato nemmeno in grado di farli terminare in tempo per il 5 maggio, 150° anniversario della partenza della spedizione che portò all'Unità d'Italia.
 E' l'immagine del Paese travolto dagli scandali per le ruberie della “cricca” legata ai “grandi eventi”: fra questi non è annoverato, evidentemente, quello che ricorda i caduti per la Patria durante il Risorgimento. Al cippo sullo scoglio dei Mille abbiamo deposto una piccola corona in ricordo dei ragazzi – molti non ancora ventenni – morti nell'impresa garibaldina. Ultimo momento di commozione al cimitero di Staglieno davanti alla tomba di Giuseppe Mazzini, ricoperta di lapidi riconoscenti. All'ombra della tomba di Mazzini, il sacello che raccoglie le spoglie mortali di Ferruccio Parri, il primo Presidente del Consiglio dell'Italia unita dopo l'ultimo atto del nostro Risorgimento: la liberazione dai nazi-fascisti e il riscatto della Patria grazie alla Resistenza. 

Paolo Mazzuchelli

Un Paese che non si cura del suo passato, delle sue memorie, della sua storia è un Paese che riconosce a fatica il presente e non sa guardare nella prospettiva giusta il futuro.
 E' un Paese i cui cittadini rischiano di morire senza aver vissuto, di essere degli apolidi, di non avere ben chiari i confini materiali e spirituali della terra in cui risiedono. Concetto un po' estremo, d'accordo. Però adeguatamente provocatorio.
 Lo psicanalista tedesco Erich Fromm - che morì trent'anni fa sul Lago Maggiore, a Locarno - amava ripeterlo spesso. E spesso veniva contraddetto. I fatti della quotidianità tuttavia gli continuano a dare ragione.
 Anche fatti distanti da lui come la spedizione dei Mille perché gli scogli della mediocrità non affiorano solo a Quarto.

Max Lodi

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