Giovedì 14 Gennaio 2010

Stampa del Capo e giornalismo di qualità

Un rapporto americano ci conferma che siamo un Paese a libertà di stampa limitata. Anzi, risultiamo essere l’unico Paese d’Europa dove la stampa è parzialmente libera e ciò per il fatto che abbiamo un presidente del Consiglio che controlla tutti i media pubblici e privati. Non si tratta di una grande scoperta: in Italia sappiamo da anni di vivere una situazione anomala da questo punto di vista, ma non si è mai pensato di risolvere per davvero il problema del conflitto di interessi del premier. Si affrontano questioni di ogni genere e si fanno leggi di qualsiasi tipo, ma questo nodo fondamentale per la nostra democrazia non viene mai sciolto. Suppongo che anche i risultati di questa indagine non lasceranno nessuna traccia sensibile. Si dice che è esagerato chi in Italia dubita della pienezza della democrazia reale nel suo Paese, ma se il dubbio viene espresso da chi non è italiano, lo dobbiamo tranquillamente sottovalutare o addirittura archiviare?

Angelo Fiorini


Il conflitto d’interessi non l’hanno mai risolto Berlusconi e il centrodestra, ma neppure il centrosinistra e i premier che si sono succeduti nei governi a guida Prodi, D’Alema, Amato, eccetera. Anzi, la sensazione è stata che la sinistra tenesse rinfoderata quest’arma allo scopo d’avvertire la destra della sua possibile estrazione qualora le circostanze l’avessero richiesto. Se la sinistra ha ragionato così, si deve ritenere che non giudicasse in pericolo né la libertà di stampa né la democrazia, delle quali ritiene d’essere la custode. È naturalmente vero che Berlusconi, oltre che Mediaset di cui è padrone, controlla come premier buona parte dell’informazione televisiva. Ma non tutta, dato il sistema spartitorio esistente in Italia. E neppure all’interno del suo impero mediatico è così imperatore come si potrebbe credere. Né va sottovalutato il ruolo, non certo da lui condizionato, che svolge la tivù satellitare. Quanto ai giornali, è difficile negare che ve ne siano molti, e molto autorevoli, di segno politico avverso al centrodestra, e che dunque esercitano sui poteri dello Stato quell’azione di controllo e critica richiesta dalla loro funzione. Riassumendo: l’informazione televisiva pubblica potrebbe diventare più multiforme, questo sì, con la privatizzazione di qualche rete. Ma per farlo ci dev’essere un accordo interpartitico sembrato sino ad oggi una chimera. E l’informazione giornalistica privata non ha che un modo, per imporsi sulla concorrenza eventualmente influenzata dal premier: confezionare giornali di sempre miglior fattura. Che si vendono. Eccome.

Max Lodi

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