Riello, i consiglieri dem chiedono un’audizione in commissione regionale

«Non ci sembra plausibile che le aziende beneficino di fondi dedicati e poi, lentamente, dismettano e lascino a casa numerose famiglie, soprattutto in un territorio particolare come la Valtellina» sottolineano i rappresentanti del Pd Majorino, Vallacchi e Iannotti che hanno chiesto un incontro dedicato in commissione Attività produttive

Prima l’interrogazione al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso depositata la scorsa settimana dalla segretaria regionale del Partito democratico della Lombardia, l’onorevole Silvia Roggiani, ora sulla Riello di Morbegno si muovono anche Pierfrancesco Majorino e Roberta Vallacchi, rispettivamente capogruppo e vicecapogruppo regionali dem, che, in accordo con il segretario provinciale Michele Iannotti, hanno sottoscritto una richiesta di audizione nella IV commissione Attività produttive per analizzare la situazione delle lavoratrici e dei lavoratori del sito produttivo che secondo le intenzioni della proprietà, è destinato a chiudere.

La Riello, che dal 2020 appartiene alla multinazionale Carrier corporation, ha già nominato un suo advisor presso il ministero e ha previsto la dismissione della gran parte della produzione entro l’estate con lo spostamento negli altri stabilimenti del gruppo, in particolare a Legnago, dove la Riello ha anche la sua sede principale, e Volpago in Veneto, e l’esternalizzazione della parte relativa ai ricambi. Entro novanta giorni, secondo quanto previsto dalla normativa, potrà far partire i licenziamenti collettivi.

«Vorremmo ascoltare le rappresentanze sindacali Fiom Cgil e Fim Cisl, i rappresentanti della proprietà dell’azienda, la direzione generale competente della Regione Lombardia, in merito alla situazione delle lavoratrici e dei lavoratori dello stabilimento - dicono i consiglieri regionali del Pd -. Ci preoccupa la notizia secondo cui l’azienda ha inviato comunicazione della cessazione di gran parte della produzione entro l’estate e della conseguente chiusura definitiva dello stabilimento di Morbegno, con il licenziamento dell’intero organico». «Vorremmo ricordare - aggiungono Majorino, Vallacchi e Iannotti - che la Riello spa, azienda veronese leader nel mercato dei bruciatori, è grazie ai fondi della Legge Valtellina che ha aperto, 32 anni fa, lo stabilimento a Morbegno. Già abbiamo assistito ad un drastico ridimensionamento del personale che negli anni è progressivamente passato da 500 agli attuali 61 occupati (10 impiegato e 51 operai), ma adesso si parla addirittura di azzerare e smantellare e pure in tempi rapidi con tutte le ricadute da un punto di vista sociale ed economico».

Con l’audizione i consiglieri regionali si pongono l’obiettivo di capire esattamente i termini della questione e soprattutto di valutare se ci sia qualche possibilità di mantenere l’attività sul territorio. «Non ci sembra plausibile che le aziende beneficino di fondi dedicati e poi, lentamente, dismettano e lascino a casa numerose famiglie, soprattutto in un territorio particolare come la Valtellina» sottolineano Majorino, Vallacchi e Iannotti.

Per poter avere un quadro più preciso della situazione, in realtà, bisognerà attendere la convocazione al Mise, dove è stata avviata la procedura di dismissione. Una convocazione che gli stessi sindacati – a seguire la vicenda insieme alla rsu ci sono Fim Cgil e Fim Cisl - sperano possa essere il prima possibile perché è lì che l’azienda metterà tutte le carte in tavola. Fino ad allora, insieme alle supposizione e al coinvolgimento di enti, istituzioni, politica e territorio si può manifestare.

Esattamente quello che faranno i lavoratori che insieme allo stato di agitazione, a seguito della comunicazione del piano aziendale, hanno proclamato per venerdì 19 uno sciopero per l’intera giornata con un presidio fuori dallo stabilimento dalle 10 alle 13. Uno sciopero he sperano essere “partecipato”. Insieme alla comunicazione dello stato di agitazione i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali invitano «i vari siti della società, le istituzioni, l’intera popolazione del territorio coinvolto e delle zone limitrofe, a partecipare in difesa dell’occupazione».

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