Moira cercò di difendersi e scappare
Enrico Simone Ferrari si trova detenuto nel carcere di Monza ma potrebbe essere presto trasferito

Moira cercò di difendersi e scappare

Depositata l’autopsia: 28 le coltellate rinvenute ma sono molte di più quelle inferte alla donna Il medico: «Non è possibile stabilire se ha agito un solo soggetto e se le ferite si devono alla stessa arma»

Villa di Tirano

Ventotto coltellate inferte ma sarebbero molte di più perchè in alcuni casi i colpi hanno solo lacerato i vestiti, in altri hanno infierito più volte nello stesso punto.

Si è difesa come ha potuto Moira Giacomelli dall’aggressione del suocero Enrico Simone Ferrari. La donna, 43 anni, un fisico esilissimo, con le braccia si è fatta scudo mentre il 70enne la colpiva infierendo su di lei con la lama di un coltello, lunga 13 centimetri e larga due. Ha tentato di scappare, girando le spalle al suo aggressore. Così almeno parrebbe leggendo la dettagliata relazione dell’anatomopatologa incaricata dalla Procura di stabilire le cause della morte della giovane mamma di Sant’Anna, uccisa la sera dell’8 aprile scorso a Villa di Tirano.

Un furia omicida, dunque, quella che si è abbattuta su Moira, che stride con l’immagine dell’uomo sofferente e malato di cuore (Ferrari in passato ha subito un trapianto di cuore) che la difesa si affanna a sostenere chiedendo per lui gli arresti domiciliari.

Molti dei fendenti inferti dal Ferrari hanno interessato organi importanti: polmoni, milza, fegato, aorta addominale e soprattutto carotide. La coltellata alla giugulare - ma bisognerebbe parlare al plurale perchè il medico ha individuato una ferita da punta e una ferita da lama - ha fatto finire a terra Moira, che è morta praticamente dopo pochi minuti di agonia. La donna ha cercato di scappare o comunque di proteggersi, solo così si spiegano i colpi riscontrati al fianco e sulla schiena.

«Sulla base delle risultanze autoptiche - si legge testualmente nella relazione - non è possibile stabilire se le lesioni siano state inferte tutte dal medesimo soggetto e dalla medesima arma (anche se i fendenti sono compatibili con il coltello in sequestro)», afferma il medico lasciando così margini di manovra per l’inchiesta che è tuttora in corso e che dovrà escludere la presenza sulla scena delitto di altre persone.

Non a caso proprio mercoledì i Ris di Parma si sono recati sulla scena del crimine per analizzare le macchie di sangue e avanzare una possibile dinamica dei fatti

Il medico dice anche nelle sue conclusioni di non essere in grado di stabilire neppure l’esatta ora esatta del decesso, che comunque non può essere collocata prima delle 20, orario in cui Moira arrivò in quella casa per prendere un cambio d’abiti e dopo le 22, ora in cui giunsero in quella casa i soccorsi allertati dai carabinieri, che poco prima ascoltarono in caserma l’ampia confessione del suocero-killer.

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