«Creiamo un laghetto per le emergenze»
L’incendio, che ha distrutto 30 ettari di bosco, si è sviluppato tutto sul lato bresciano del Giovello

«Creiamo un laghetto per le emergenze»

Dopo l’incendio: l’assessore di Tirano Pola lo propone viste le difficoltà nell’approvvigionamento di acqua. Martedì le fiamme sono state domate, ma i vigili del fuoco hanno verificato che non ci fossero ancora piccoli focolai.

Le fiamme, che hanno avvolto il versante assolato del monte Giovello a Trivigno, sono state domate. Resta il vasto danno ambientale, visto che sono andati in fumo quasi 30 ettari di bosco.

Il rogo, divampato nella mattina di lunedì nel territorio del comune di Corteno Golgi, provincia di Brescia, a causa del terreno secco nel giro di poche ore è arrivato fino alla punta del monte Giovello, ma per fortuna non è riuscito a scollinare. In questo modo è stato scampato il pericolo per Trivigno, la sua magnifica conca e le numerose case di villeggiature presenti nella frazione montana di Tirano. Per tutta la giornata di ieri i Vigili del fuoco di Edolo, Monno e Incudine insieme ai volontari della protezione civile di Tirano sono stati sul posto per spegnere i focolai ancora accesi in alcuni punti e per le operazioni di bonifica. I pompieri del distaccamento di Tirano, invece, hanno presidiato l’area nel corso di tutta la notte fra lunedì e martedì, appoggiandosi alla casetta dei Cai a Trivigno, messa a disposizione dal Comune e dall’associazione. «Per fortuna si è riusciti a bloccare le fiamme, ma il danno materiale è enorme - spiega il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici del Comune di Tirano, Daniele Pola che, anche ieri, era sul posto per un sopralluogo -. Il versante maggiormente colpito è quello bresciano. Il rogo ha avuto un fronte di due chilometri lungo la strada del dosso Giovello e altri due o tre chilometri in altezza da Corteno salendo verso la cima del monte, dove si trova il confine con Tirano. L’incendio poi non è riuscito ad oltrepassare il monte, perché il versante nord è più umido». I vigili del fuoco di Tirano sono rientrati tutti alle 9,08 di ieri mattina, mentre quelli della Comunità montana camuna, insieme a numerosi volontari, hanno lavorato ieri con jeep e lance per la bonifica del territorio e spegnere focolai alla base dei tronchi e nel terreno. «Dal sopralluogo fatto si capiscono i motivi del fatto che le fiamme si siano estese tanto - prosegue Pola -. La vegetazione è composta, infatti, da pini che stanno perdendo gli aghi, da ginepri folti e particolarmente infiammabili, pascoli in abbandono con erba alta che è tutta paglia, larici giovani. In pratica si è creata come una miccia».

Difficoltoso si è rivelato l’intervento - reso possibile da elicotteri e Canadair - anche per l’approvvigionamento di acqua. «Le sorgenti in quota sono gelate - spiega l’assessore -. L’unica con acqua corrente si trova ai piedi del vallone del monte Padrio e ieri l’ho indicata ai vigili. Dopo quanto successo, ritengo che dovremo realizzare una vasca antincendio come quelle che già esistono in Svizzera, in cui entra acqua dei torrenti creando un laghetto artificiale permanente cui attingere in caso di emergenze come questa». Da parte del sindaco di Tirano, Franco Spada, arrivano, infine, i ringraziamenti «ai Vigili del fuoco e a tutte le persone che si sono impegnate tempestivamente per evitare danni maggiori». Le operazioni sono proseguite ieri. Unica speranza, a questo punto, è che non arrivi il vento (peraltro previsto) a ridare vigore ai focolai.

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