Valchiavenna, quanti immobili in rovina

Turismo L’albergo di Verceia è chiuso dal 2010 ma non si trova un acquirente nonostante i ribassi. A Campodolcino la maxi struttura risulta inutilizzata

Valchiavenna, quanti immobili in rovina
Casa Alpina a Motta: non trova acquirenti

Se ne sono accorti tutti, e non sono stati certo pochi, coloro che domenica sono passati sulle rive del lago di Mezzola a Verceia: le condizioni dell’ex ristorante-albergo La Barcaccia sono ormai al limite.

La struttura chiusa ormai nel 2010 si presenta come un rudere in gravissimo stato di abbandono e ormai ammalorato in più parti con tutte le parti in vetro infrante e con alcune murature realizzate alla buona per impedire che i vandali possano entrare all’interno.

Ormai le speranze di trovare un acquirente in grado di rilevare gli spazi, non piccoli, e farli ripartire sempre con finalità ricettive sono ridotte al lumicino. Eppure durante la pandemia il prezzo di vendita dell’immobile è sceso, non poco. Nel 2019 il prezzo era di 2,9 milioni di euro. Ora siamo a 2,4 milioni. Cifra che, comunque, rimane un investimento importante. Così come importanti dovranno essere i lavori di recupero di una struttura che con i suoi 2200 metri direttamente sul lago conserva nella posizione la sua qualità maggiore.

Un danno di immagine enorme per la località. Il ristorante è in stato di abbandono da allora e il degrado avanza in modo da apparire irreversibile. Una situazione che fa a pugni con il grande sforzo messo in campo in questi anni per la valorizzazione dell’area del lago a fini turistici.

Dai progetti di Verceia to Enjoy e Aree Interne alle iniziative private fino alla realizzazione del polifunzionale situato poco distante.

Il rischio è che la situazione di Verceia non sia più un caso isolato. C’è, infatti, preoccupazione per un’altra storica struttura ricettiva. Questa volta di montagna. Si parla della Casa Alpina di Motta, enorme immobile dell’alpeggio di Campodolcino di proprietà di Acli chiuso ormai dal 2017 dopo un lungo periodo di difficoltà gestionali.

Il problema è che la Casa Alpina di Motta, un pezzo di storia della valle voluto da don Luigi Re, è una struttura enorme di 7000 metri quadrati, 5600 dei quali a fini commerciali. Ed enorme è anche il suo prezzo. Due anni fa si parlava di una cifra vicina ai 4,5 milioni di euro.

E per una valle che ormai da venti anni si dibatte tra mille problemi per terminare progetti già avviati, come quelli relativi al Torre e al Cascata di Madesimo, non è davvero poco.

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