Uno studio di fattibilità per i bus al posto dei treni. Ma c’è già chi dice “no”

Nana interviene sull’idea avanzata in Valchiavenna: «Servono proposte concrete, non provocazioni».

Uno studio di fattibilità per i bus al posto dei treni. Ma c’è già chi dice “no”
Sotto i riflettori la situazione delle linee ferroviarie in Valle
(Foto di archivio)

La proposta di uno studio di fattibilità sulla sostituzione delle linea ferroviaria Colico-Chiavenna con una basata sugli autobus elettrici era già stata avanzata in sede di stesura del progetto Area Interna Valchiavenna 2020, ma il Ministero non aveva accettato la sua inclusione tra le schede. Ora potrebbe rispuntare, come annunciato dal presidente della Comunità Montana Severino De Stefani durante l’assemblea con i cittadini tenutasi martedì per fare il punto della situazione sui recenti disagi patiti dai viaggiatori.

Una proposta che dovrà passare in conferenza dei sindaci, ma che intanto ha sollevato curiosità. E anche critiche. Decisamente scettico, Giorgio Nana, segretario provinciale della Filt Cgil: «La Valle deve fare sistema e ciascuno deve fare la sua parte per far sì che il servizio ferroviario funzioni. Più che una proposta quella del presidente della Cm Valchiavenna credo sia stata una provocazione, ma non è certo questo il momento di farne, visto che già Trenord punta a tagliare servizi invece che investire». Il timore che i recenti disservizi, soprattutto con i bus sostitutivi insufficienti, sia una strategia per arrivare al taglio della linea serpeggiava martedì sera nell’assemblea pubblica convocata dagli enti locali della Valchiavenna. Secondo Nana il servizio ferroviario è irrinunciabile e in una zona come la Valchiavenna l’eliminazione della linea non è una soluzione: «Se ne era parlato anche anni fa – spiega – e addirittura c’era stato chi aveva ipotizzato di realizzare una pista ciclabile dove ora scorrono i binari. Peccato che considerate le condizioni della statale 36 e il traffico che già deve sopportare aggiungere il trasporto su gomma di chi ora viaggia in treno rischierebbe di portare la situazione al collasso. Un treno può trasportare fino a 400 persone: si fa subito a fare il calcolo di quanti pullman dovrebbero circolare se non ci fosse più il servizio su rotaia». Per la verità De Stefani aveva parlato di una soluzione che facesse correre gli autobus dove attualmente c’è la sede dei binari. Da rimuovere e sostituire con asfalto, ovviamente.

Un’apertura dalla Filt, invece, a patto di migliorare il servizio, sull’ipotesi di eliminare le corse vuote: «Siamo i primi a dire che non ha senso mandare in giro treni che portano solo aria. Se ci sono corse non utilizzate o poco utilizzate si può pensare di sostituirle coi bus, e così si facilitano manutenzioni e circolazione degli altri treni, ma pensare di eliminare in toto la ferrovia sarebbe folle. Dobbiamo piuttosto alzare la voce, fare proposte concrete. Non esiste che passino sotto silenzio decisioni come quella presa nel recente passato di chiudere la stazione di Tirano. Quella è una stazione internazionale dove invece di togliere il servizio si sarebbero dovute mettere più persone agli sportelli, persone in grado di parlare tre o quattro lingue. Altro che togliere tutto. Perché oltre confine le cose funzionano e qui no? Facciamoci delle domande ed esigiamo delle risposte. A questo punto lancio anch’io una provocazione: togliamo la gestione delle nostre linee a Trenord e diamole a Ferrovia retica…».

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