Sequestri esemplari
al confine svizzero
Trovate armi e refurtiva

Villa di Chiavenna Operazione a Castasegna I doganieri elvetici scovano un arsenale nell’auto mentre a Campocologno hanno fermato un ladro

Sequestri esemplari al confine svizzero Trovate armi e refurtiva
L’impressionante dotazione che un uomo di 56 anni stava introducendo in Svizzera dall’Italia

Due operazioni di controllo dagli esiti particolarmente interessanti quelle svolte ai valichi di Castasegna, in Valchiavenna, e di Campocologno, nel Tiranese, dagli agenti dell’Udsc, Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini, come si chiama da inizio anno l’amministrazione federale delle dogane elvetica.

Era in auto

A Castasegna nei giorni scorsi, durante normali attività di controllo svolte al valico, gli agenti in servizio hanno controllato un uomo in ingresso nel territorio elvetico, trovandolo in possesso di un autentico arsenale nascosto nel bagagliaio della propria auto.

L’uomo è stato trovato in possesso di una pistola Taurus, 9 millimetri, scarica, di 32 munizioni sempre da 9 millimetri, di un tirapugni, di diversi coltelli e pugnali, di un dispositivo di elettroshock camuffato da telefono cellulare, e, come non bastasse, a completare il corredo, è spuntata anche un’ascia.

Ora, quali le motivazione che abbiano spinto il 56enne a valicare il confine con una simile “attrezzatura” appresso, non è dato sapere, ma, inevitabili saranno le conseguenze della perquisizione avvenuta, perché è pacifico che l’uomo dovrà darne conto alle autorità elvetiche, in particolare alla Polizia cantonale dei Grigioni, cui, gli agenti dell’Ufficio federale della dogana hanno affidato sia la persona fermata sia le armi intercettate.

Refurtiva da smerciare

E non è finita perché, pochi giorni dopo, precisamente domenica 29 maggio, al mattino, in uscita al valico di Campocologno, nei pressi di Tirano, gli agenti federali elvetici hanno fermato un giovane di 33 anni, di nazionalità romena, che viaggiava a bordo di un veicolo immatricolato in Germania. Anche in questo caso, il baule, celava diverso materiale, che solitamente, non viene conservato e trasportato nel bagagliaio delle auto.

Trattavasi di 20 attrezzi da lavoro, trapani e non solo, di marca, e, soprattutto, di dubbia provenienza. Infatti, da controlli effettuati nei giorni immediatamente successivi al fermo, è emerso che gli attrezzi da lavoro erano provento di furto, in quanto rubati, nella fine settimana, cioè fra il 27 e il 28 maggio, in due cantieri di Sankt Moritz.

Va da sé che, sia il 33enne, sia la refurtiva, sono stati affidati alla Polizia cantonale dei Grigioni, che assumerà i provvedimenti del caso.

Controlli accurati

Nonostante, quindi, i tempi in cui ogni mezzo doveva arrestarsi all’altezza della guardiola per il controllo documenti appartengano al passato, i controlli ci sono. In questo, precisano dall’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini elvetico, a fare la differenza è l’esperienza e la competenza degli agenti. La loro capacità, cioè, di fiutare il problema, che, in questi due casi, è stata molto alta.

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