Sanità, dati impietosi «Investire sui giovani
e sull’assistenza base»

Il convegno La Cisl ha parlato di diritto alla salute «La discussione non è su questo o quell’ospedale ma il riferimento deve tornare ad essere il cittadino»

Sanità, dati impietosi «Investire sui giovani e sull’assistenza base»
Il convegno sulla sanità organizzato dalla Cisl al Pfp di Sondrio
(Foto di gianatti)

Una popolazione sempre più anziana (l’indice di invecchiamento in provincia è il più alto della Lombardia) che richiederebbe maggiori servizi e risorse, mentre invece i fondi a disposizione calano; un numero di medici e infermieri già largamente insufficiente ora e che mette fortemente in dubbio, per essere ottimisti, la possibilità di attuare la riforma prevista dal Pnrr (servirebbero circa 300 persone al netto dell’assistenza domiciliare). In generale, un quadro che richiede di essere affrontato in provincia di Sondrio attraverso un confronto serio e lungimirante. Anche dal punto di vista economico finanziario ragionando sulla possibilità di investire sulla formazione dei ragazzi le ingenti risorse che arrivano grazie alle acque.

Le sfide

Di sfide e priorità del territorio per garantire il diritto alla salute si è occupata la Cisl di Sondrio nel convegno organizzato al Pfp o a cui sono intervenuti Ugo Duci, segretario generale dell’Usr Cisl della Lombardia, Filippo Cristoferi del dipartimento lombardo welfare Cisl, Francesca Caiazza, segretaria generale Fp di Sondrio, Laura Santi, coordinatrice Cisl medici di Sondrio e Sergio Marcelli, segretario generale della Fnp valtellinese.

Un convegno che ha volutamente evitato di affrontare la questione dal punto di vista infrastrutturale. «Il centro della discussione non può limitarsi sempre e solo a questo o quell’ospedale - ha premesso Davide Fumagalli, segretario generale della Cisl di Sondrio - ma deve tornare ad essere la persona, il cittadino che da Madesimo a Livigno ha diritto ad avere a distanza ragionevole una prestazione diagnostica, spazi e professionisti per le cure intermedie, la riabilitazione, la domiciliarità e ad avere un riferimento certo a cui rivolgersi per essere preso in carico dopo un’acuzie o nella sua cronicità che lo accompagni dal punto di vista clinico, sociale ed amministrativo».

Interrogativo

«A cosa serve rilanciare le eccellenze se poi per una Tac non ci sono date e sono costretto a rivolgermi ai privati a pagamento?» si è chiesto Fumagalli. «Abbattiamo le liste di attesa, potenziamo la medicina territoriale, le case di comunità che però devono essere riempite».

I dati illustrati da Cristoferi raccontano di una situazione a dir poco critica sotto il punto di vista delle risorse, del personale e della possibilità di accedere ai servizi sia oggi che in proiezione futura. Basti pensare che l’indice della dotazione dei servizi ,oggi di 14,9, è destinato a scendere a 6,6 e inoltre si stima che mancheranno 90mila posti in rsa in tutta la Lombardia .

Confronto

Questo ha offerto l’occasione a Fumagalli di spingere per un confronto territoriale serio e con un orizzonte temporale ampio: «Abbiamo assistito da parte delle istituzioni ad una mancata presa di responsabilità verso decisioni strutturali, volte ad una profonda riorganizzazione per contrastare un trend negativo di fin troppo facile lettura - ha affermato -. Nonostante le tante denunce, le tante proposte e richieste (anche di tavoli) anche con gli altri sindacati, ci ritroviamo oggi tra le mani la fotografia sconfortante di una situazione che, visto il passato senza un cambio significativo, ci fa temere un futuro ancora peggiore».

«Dobbiamo partire dagli elementi cardine per la vita di ciascuno di noi, sanità, istruzione, lavoro e infrastrutture, e su quelli lavorare tutti insieme». Una volta condiviso che si tratta di priorità secondo Fumagalli occorre agire di conseguenza investendo su di esse anche i fondi che arrivano dalle concessioni e dai sovraccanoni. «Torniamo a dare borse di studio vere ai ragazzi valtellinesi che decidono di iscriversi al corso di laurea in infermieristica a Faedo dove attualmente la maggior parte degli iscritti viene da fuori provincia - butta lì Fumagalli -, ma ragioniamo anche sulla possibilità di contribuire alle spese di affitto di chi decide di frequentare la facoltà di Medicina, solo per fare qualche esempio. Insomma proviamo a ipotizzare di investire ciò che abbiamo sul territorio e sui suoi giovani, altrimenti il trend dell’invecchiamento e dello spopolamento sarà irreversibile e il declino della Valle segnato».

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