«Punti nascita, no alla deroga per quelli piccoli»

La voce fuori dal coro è quella della sezione lombarda della Sin, la Società italiana di neonatologia, presieduta da Paolo Tagliabue e della Società lombarda di ostetricia e di ginecologia guidata da Patrizia Vergani.

«Punti nascita, no alla deroga per quelli piccoli»

Nei giorni scorsi, come reso noto da Repubblica.it, le due società hanno scritto una lettera alla Regione Lombardia, rea di aver chiesto la deroga per le sue strutture fuori norma, rivendicando invece la chiusura dei punti nascita sotto la soglia dei 500 parti annuali. Strutture che, si legge nel documento inviato dalle associazioni dei medici, «proprio a causa dello scarso numero di parti, non possono garantire competenze adeguate in situazioni di emergenza/urgenza né standard di qualità idonei a promuovere, sostenere e proteggere la fisiologia della nascita».

Per questo i rappresentanti dei medici si dicono preoccupati, «perché in questo modo si perdono di vista le mamme e i bambini, a favore di strumentalizzazioni che non hanno nulla di scientifico».

Sul banco degli imputati la richiesta di deroga avanzata al Ministero dalla Regione per le sue sette strutture sotto quota - tra cui Sondalo, che però ha già ottenuto la deroga in funzione dell’area montana di cui è riferimento, e Chiavenna che invece resta in bilico giocandosela con Gravedona -, corroborata da un progetto sperimentale che lo stesso assessore al Welfare Giulio Gallera ha definito «articolato e innovativo» e che prevede di far ruotare le equipe dei medici tra i vari presidi, in modo da far fare ai sanitari esperienza, per due o tre mesi, anche in strutture più grandi. L’ultima parola spetta ora al ministero della Salute.

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