«La questione dei ristorni è cruciale  Sui frontalieri non ci tornano i conti»
Frontalieri, fronte sempre caldo

«La questione dei ristorni è cruciale

Sui frontalieri non ci tornano i conti»

I Comuni tengono alta l’attenzione sui fondi erogati da Berna. Della Bitta: «Senza quei soldi impossibile garantire opere e interventi sul territorio».

«Ristorni garantiti? Si faccia attenzione, perché quando c’è da prendere si ricordano subito di noi». La prossima settimana sarà quella dell’incontro a Milano fra Regione e Governo sulla questione dei frontalieri e in Valchiavenna non mancano i dubbi e le preoccupazioni. I fronti aperti sono due.

Il primo, quello che riguarda buona parte dei sessantamila frontalieri lombardi e la netta maggioranza di quelli della provincia di Sondrio, è la riforma dell’imposizione fiscale dopo l’accordo Italia-Svizzera. Sulla base degli ormai “vecchi” accordi, ogni anno, con un paio di primavere di ritardo, arrivano ai Comuni e alle Comunità montane i soldi che Berna manda a Roma e poi risalgono la penisola. Si tratta di circa mille euro a frontaliere e, come noto, in passato sono stati sollevati dei dubbi sul numero effettivo di lavoratori con permesso “G “occupati in Svizzera.

«Noi riceviamo circa 80mila euro e secondo i risultati del nostro censimento i frontalieri sono circa cento - spiega da Piuro il sindaco Omar Iacomella -. Purtroppo abbiamo visto com’è finita per i soldi accantonati con il fondo dell’indennità di disoccupazione: se li sono tenuti. Riteniamo che il territorio debba fare tutto il possibile per evitare di rimetterci anche questi fondi. Se non avremo queste risorse, in futuro dovremo applicare l’addizionale Irpef a tutti».

C’è preoccupazione anche a Villa di Chiavenna, come conferma il primo cittadino Massimiliano Tam. «In Svizzera ci conteggiano circa settanta frontalieri, anche se secondo i nostri calcoli sono almeno cento e questo comporta una riduzione delle entrate – spiega il sindaco -. Fino ad alcuni anni fa ricevevamo ogni anno oltre 120mila euro, ora sono poco meno di sessanta. Li utilizziamo per investire nelle opere pubbliche. Se non ci fossero tutto sarebbe più complicato. La stessa situazione si osserva in Cm, dove la quota dei ristorni è pari a 300mila euro. Tutti soldi fondamentali per la gestione ordinaria dei nostri enti».

Timori condivisi anche dal presidente della Provincia Luca Della Bitta. «Siamo chiamati a rappresentare le preoccupazioni di più di cinquemila persone – ha spiegato -. Noi ci mettiamo la faccia. Chiediamo al Governo di mettere dei correttivi sulle tasse e ci soffermiamo anche sulla questione dei ristorni. Stiamo parlando di cifre importanti per Comuni e Cm, oltre in minima parte alla Provincia. Risorse che tornano ai cittadini attraverso investimenti e servizi. È vero che, secondo quello che ci hanno detto da Roma, non li perderemo, ma non è chiarissimo come li prenderemo. E questo è un problema».


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