I frontalieri al tavolo del Governo
Il recente convegno sui frontalieri a Sondrio

I frontalieri al tavolo del Governo

I consigli sindacali interregionali e le organizzazioni sindacali italiane e svizzere domani a Roma . «Vogliamo illustrare la situazione di forte disagio e tensione che riguarda questa importante categoria».

Si teme un netto aumento delle tasse e le discriminazioni in Ticino non sono finite. I sindacati dei frontalieri sono pronti a spiegare le proprie preoccupazioni a Palazzo Chigi e a chiedere al Governo delle modifiche. I consigli sindacali interregionali Lombardia-Ticino-Piemonte e Lombardia-Grigioni, insieme a una delegazione delle organizzazioni sindacali italiane e svizzere che ne fanno parte, saranno ricevuti domani a Roma da rappresentanti della presidenza del Consiglio dei ministri, su incarico del premier Paolo Gentiloni.

L’incontro era stato sollecitato, con una lettera indirizzata a Gentiloni lo scorso 13 giugno da parte dei consigli, per poter illustrare la difficile situazione che vivono i frontalieri italiani.

Il sindacalista comasco Alessandro Tarpini della Cgil e Vittorio Giumelli, segretario provinciale della Uil di Sondrio, presidenti dei Consigli sindacali interregionali del Ticino e dei Grigioni, hanno vari obiettivi. Il primo è quello di illustrare «la situazione di forte disagio e tensione che riguarda questa importante categoria: si registra infatti un’escalation di iniziative ostili nei loro confronti e sono troppo spesso utilizzati come strumento di propaganda politica». Anche se è venuta meno la pregiudiziale del casellario giudiziale, si fanno sentire gli effetti delle iniziative svizzere e ticinesi sull’immigrazione di massa. Senza dimenticare la chiusura di alcune dogane in Ticino. Ma anche gli accordi sugli aspetti fiscali parafati un anno e mezzo fa sono fonte di preoccupazione a causa dei potenziali aggravi fiscali. Nei diciannove mesi di attesa - la firma risale a dicembre 2015 - i sindacati hanno proposto di innalzare la franchigia e di prolungare fino a vent’anni il periodo di introduzione delle aliquote italiane ai frontalieri. Dal ministero hanno risposto che quello presentato è, invece, un buon accordo.

I freni all’accordo fiscale - cioè le discriminazioni - sono tutti ticinesi e le questioni fiscali italiane non riguardano i territori elvetici. Ma le vicende dei frontalieri sono seguite da vicino dalle istituzioni grigionesi, come rileva dalla Bregaglia il granconsigliere al parlamento cantonale di Coira Maurizio Michael.

«Conosciamo da alcuni anni la situazione engadinese, segnata dalla crisi e dalle conseguenze del referendum sulle abitazioni secondarie - spiega -. Invece nella regione di Coira c’è un trend differente, anche grazie agli investimenti pubblici in strutture come l’ospedale cantonale e il penitenziario di Realta. Nelle maggiori realtà urbane il settore è in vari casi in crescita e queste dinamiche richiamano anche l’opera di aziende della nostra zona di confine».

Per quanto riguarda il numero di permessi, il dato del primo trimestre del 2017, diffuso dall’Ufficio federale di statistica di Berna, fa segnare un aumento di circa 300 unità rispetto al 2016: adesso i frontalieri italiani nel Canton Grigioni sono 5379. In un contesto di aumento generalizzato - si passa da quasi 5700 a seimila - frontalieri nei Grigioni, la componente italiana, per la stragrande maggioranza valtellinese e valchiavennasca, cresce in modo significativo. Ma secondo i sindacati svizzeri la crescita del numero di permessi rilasciati è dovuta, in parte, all’aumento della precarietà.


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