Gallivaggio, il collaudo del vallo è ok. Dopo 4 anni si può tornare a vivere

San Giacomo Filippo La Comunità montana ha dato il benestare all’opera costata 2,5 milioni. Ma il borgo resta disabitato: vige l’ordinanza di sgombero. Per il santuario servono 6 milioni

Gallivaggio, il collaudo del vallo è ok. Dopo 4 anni si può tornare a vivere
L’imponente vallo posto a protezione del centro abitato

Consegnata il 20 luglio la relazione di collaudo del vallo di Gallivaggio di San Giacomo Filippo. Ultimo atto per la vicenda partita nella primavera del 2018 con la frana che ha coinvolto il borgo, il santuario e il tracciato della statale 36 lasciando con il fiato sospeso tutta la valle.

Sono costati 2,5 milioni di euro i lavori pianificati dalla Comunità montana della Valchiavenna, e finanziati da Regione Lombardia, per mettere in sicurezza tutto quanto si trova a valle del versante franoso. Che teoricamente potrebbe anche tornare a far parlare di sé.

Il versante ormai da anni viene monitorato da Arpa ma ora al monitoraggio si sono aggiunte mastodontiche opere di protezione. Reti paramassi ma soprattutto il grande vallo ben visibile passando lungo la statale 36. Un muro in terre armate che è andato ad ampliare, fino a 7 metri, la protezione già esistente. In questi giorni l’ente guidato dal presidente Davide Trussoni ha approvato sia il collaudo statico sia quello tecnico-amministrativo. Ora la palla passa agli enti locali. Teoricamente, ma probabilmente la cosa non avverrà subito, si potrebbe arrivare alla revoca dell’ordinanza di sgombero dell’abitato.

Da quattro anni a Gallivaggio non si può abitare, è chiuso il ristorante che apriva durante la stagione estiva e, ovviamente, sono sospese tutte le attività legate alla presenza del santuario mariano. Il secondo passaggio riguarderà la statale 36.

Attualmente è operativo un sistema di monitoraggio, che sarà comunque mantenuto anche in futuro, sul versante con una operatività straordinaria gestita dalla Comunità montana. Si passerà all’ordinarietà con un sistema di controllo gestito da Arpa in collegamento con Anas. C’è, poi, il santuario. Gravemente colpito dal materiale piovuto dal versante retrostante 4 anni fa. A maggio 2019 è stato presentato il progetto di ricostruzione e ristrutturazione delle opere. Si parla di investimenti per 6 milioni di euro. Lavori saranno divisi in tre fasi. La prima fase riguarderà il ripristino strutturale del santuario, comprese le operazioni di messa in sicurezza degli intonaci, delle parti affrescate, stucchi distaccati dal sottostante supporto murario e riadesione delle parti crollate e recuperate. Si partirà con il rifacimento completo del tetto e con l’allontanamento delle acque meteoriche. Attualmente l’intervento ha ottenuto un contributo di 1 milione di euro da Regione Lombardia. Esiste anche un comitato, che sta raccogliendo fondi attraverso il sito santuariogallivaggio.it.

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