«Fermate il lupo»: oltre 2mila firme

La giornata Numeri importanti quelli raccolti a Chiavenna dal neonato comitato «a tutela di persone e animali». Mario Pinghetti: «Ormai c’è una presa di coscienza generalizzata sul problema sollevato dal nostro gruppo»

La coda per firmare e alla fine della giornata sui moduli preparati c’erano circa 2.200 nomi.

Travolgente il successo ottenuto dalla giornata organizzata dal neonato “Comitato Valtellina e Valchiavenna a tutela di persone e animali dal lupo”. Il gruppo composto soprattutto da allevatori e capitanato da Mario Pighetti aveva promesso, con il varo della raccolta firme, una giornata di sensibilizzazione della popolazione sulle problematiche create dalla presenza del predatore sulle Alpi e la giornata si è tenuta ieri in piazza Bertacchi a Chiavenna. La raccolta firme, come noto, chiede a Regione Lombardia di farsi promotrice di un protocollo di gestione dei lupi «potenzialmente pericolosi».

Una lettera che significa molto

Con contenuti ancora tutti da definire: «Non ci aspettiamo chissà cosa con questa raccolta di firme - ha spiegato Pighetti - . Già la lettera dei giorni scorsi firmata da Comunità montana e tutti i sindaci della Valchiavenna e rivolta al Governo per noi è già molto. Significa che ormai c’è una presa di coscienza generalizzata sul problema da noi sollevato».

Per sensibilizzare la popolazione la scelta del comitato è stata di quelle abbastanza choc. Dietro il tavolino per la raccolta firme, infatti, sono state riprodotte le fotografie di tutte le predazioni subite dagli allevatori negli ultimi mesi. «Secondo i dati ufficiali diffusi dall’Istituto superiore per la protezione ambientale – hanno spiegato i promotori, i quali peraltro all’Ispra hanno dedicato un poco lusinghiero cartellone in cui si definisce l’istituto un “carrozzone pubblico “- nel 2022 ci sono stati in Italia 43mila predazioni di bestiame per complessivi 18mila attacchi da parte del lupo. Negli ultimi 5 anni sono stati predati 6.200 bovini, 36mila ovocaprini, 1.400 equini e 56 suini. Molti allevatori che hanno visto predare il proprio bestiame non fanno denuncia perché i risarcimenti sono ridicoli, al contrario dei costi di smaltimento. Obbligatorio dopo la denuncia».

Il banchetto ieri è rimasto aperto per otto ore e il dato finale della raccolta firme se non dimostra che la maggioranza della popolazione sia schierata per soluzioni drastiche, quantomeno è una indicazione importante in tal senso. La raccolta firme chiede «una graduazione di interventi di monitoraggio, dissuasione, allontanamento e rimozione dei soggetti che manifestino comportamenti potenzialmente pericolosi per la sicurezza pubblica come quali avvicinamento alle persone a meno di 30 metri, predazione di animali domestici nell’ambito dei centri abitati, penetrazione in pertinenze e abitazioni, seguire e circondare persone, digrignare i denti ed esprimere altri comportamenti aggressivi».

Consuetudini da rispettare

Sulla giornata è arrivato anche il commento della consigliera regionale Silvana Snider: «Migliaia di valchiavennaschi alla raccolta firme sulle problematiche legate ai grandi predatori. Il territorio non vuole imposizioni sulla convivenza. Gli usi, i costumi e le consuetudini locali vanno rispettati».

La richiesta contenuta nella lettera istituzionale indirizzata a Regione Lombardia, Provincia di Sondrio e ministeri dell’Ambiente e dell’Agricoltura, oltre al prefetto, è quella di non considerare più il lupo un animale in via d’estinzione, Si chiede perciò «un necessario e non più prorogabile adeguamento normativo che ne consenta la corretta gestione e non solo la tutela. Se è vero che ci sono importanti progetti finanziati anche dall’Unione europea che prevedono ingenti investimenti anche di natura economica, occorre probabilmente cambiare l’obiettivo del progetto trasformando le “azioni coordinate per migliorare la coesistenza fra lupo e attività umane a livello di popolazione alpina” in “azioni a tutela della biodiversità e delle attività umane a livello di popolazione alpina”, proteggendo i veri custodi delle Alpi ovvero i nostri agricoltori e i nostri allevatori che, di fronte alle troppe predazioni di questi mesi, stanno abbandonando sempre più questa preziosa attività».

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