«Ci furono abusi sulle pazienti»

Spellecchia, sei anni in Appello

Condannato il ginecologo di Chiavenna che era stato assolto nel processo di primo grado

«Ci furono abusi sulle pazienti» Spellecchia, sei anni in Appello
Domenica Spellecchia intervistato in Tribunale a Sondrio

A giugno del 2018 era stato assolto con formula piena dall’accusa, pesantissima, di aver abusato di 18 sue pazienti. Una sentenza, pronunciata in Tribunale a Sondrio, che era la fine di un incubo per Domenico Spellecchia , ex primario di Ginecologia dell’ospedale di Chiavenna.

Un incubo che si è ripresentato ieri, quando la Corte d’appello di Milano, prima sezione penale, ha parzialmente riformato la sentenza, condannandolo a sei anni di reclusione per violenza sessuale oltre al pagamento delle spese processuali per entrambi i gradi di giudizio.

Una sentenza che ha dato ragione all’accusa, in primo grado rappresentata dal Pm Luisa Russo e ora, a Milano, dalla dottoressa Daniela Meliota , fortemente convinta degli addebiti formulati nei confronti del medico, tanto da presentare un ricorso che appariva quasi un azzardo, ma a cui hanno creduto profondamente anche le parti civili, rappresentate, tra gli altri, dagli avvocati Sabina Fagetti e Luca Marchioni .

Sì, perché la tesi accusatoria era stata “smontata” pezzo per pezzo, nel processo di primo grado. Infatti i giudici nelle motivazioni dell’assoluzione scrissero la loro piena convinzione che Spellecchia non avesse mai abusato delle sue pazienti.

Ma in Corte d’appello tutto è cambiato. I giudici milanesi, un collegio tutto al femminile hanno deciso di rinnovare parzialmente l’istruttoria, di riascoltare alcuni testimoni e chiedere una nuova consulenza sui filmati.

E il risultato è totalmente cambiato, la sentenza stravolta: dall’assoluzione con formula piena si è passati a una condanna a sei anni di reclusione (l’accusa ne aveva chiesti 8), oltre all’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attenente la tutela, la curatela e l’amministrazione di sostegno; l’interdizione perpetua dai pubblici uffici; l’interdizione legale durante l’espiazione della pena; ma, soprattutto, la sospensione dall’esercizio della professione medica.

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