Bruxelles nel mirino, giorni da incubo: «Vediamo sui tetti i tiratori scelti»
Ecco come si presenta Bruxelles: deserta e militarizzata

Bruxelles nel mirino, giorni da incubo: «Vediamo sui tetti i tiratori scelti»

Enrico Tam, ingegnere di Villa di Chiavenna, vive in Belgio da dodici anni. «Sembra incredibile quello che sta succedendo: da sabato in centro non andiamo più».

Alle 17 di ieri Bruxelles continuava ad essere una città deserta. Sotto assedio da sabato mattina, con uno stato d’allerta massimo, a livello 4, deciso dall’antiterrorismo belga per effetto della presenza sul territorio nazionale di cellule pronte all’azione.

«Abitiamo a 200 metri dalla zona “rossa”, quella in cui le forze dell’ordine hanno sconsigliato di aggirarsi, e a cinque minuti dalla Grand Place, il centro di Bruxelles, - dice Enrico Tam, 35 anni, di Villa di Chiavenna, ingegnere, in Belgio da 12 anni, prima per studio, poi per lavoro – e ci sembra persino incredibile quello che sta accadendo. Vediamo in televisione gli “snipers”, i tiratori scelti, sui tetti degli edifici della Grand Place, una cosa fin surreale...».

Eppure, è proprio così. La guerra del terrore si è insinuata in Europa e, da Parigi, si è spostata, in poche ore, su Bruxelles, base, per quanto potuto apprendere, di partenza di un numero non indifferente di “foreign fighters”.

«Qui ci sono tantissimi stranieri – assicura Tam -, di religione musulmana, ma non solo. Parecchi sono ben integrati, ma, ovvio, non tutti, e su Molenbeek ci sono state anche in passato polemiche e distinguo. Però, che si potesse arrivare a una situazione simile, credo che nessuno se lo aspettasse. Basti dire che da sabato mattina non ci addentriamo più nelle zone centrali e più frequentate di Bruxelles. E, come noi, (Tam vive con la compagna Ester, belga, nda) la stragrande maggioranza dei belgi. Del resto, come fare ad uscire? Ci sono le forze dell’ordine ovunque e tutti i locali pubblici e i negozi sono chiusi».

«Siamo tutti attaccati ai media e ai telefonini in attesa di informazioni, di novità, - dice Tam – ma, al momento, niente. Non credo che domani, giorno lavorativo, cambi qualcosa. Hanno già invitato chi può a lavorare da casa, a non uscire. Per cui crediamo che questo stato d’assedio sia destinato a continuare».


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