«Una Liberazione
di forte rinascita
e piena di angoscia

Festa in piazza Una cerimonia partecipata a Bormio Il tema della guerra al centro dei discorsi e del futuro

«Una Liberazione di forte rinascita e piena di angoscia

Una cerimonia intensa, partecipata e ben ordinata ma, soprattutto, una cerimonia di rinascita, dopo due anni di Covid, ma anche di vicinanza alle popolazioni ucraine protagoniste - loro malgrado - del conflitto in atto.

La Magnifica Terra ieri è stata l’anfiteatro naturale della toccante cerimonia voluta per festeggiare il 77esimo anniversario della festa della Liberazione, cerimonia da anni itinerante nella nostra provincia e che quest’anno ha visto il suo fulcro a Bormio.

Il raduno

Qui, prima nella chiesa parrocchiale dedicata ai santi Gervasio e Protasio e poi in piazza del Kuerc si sono radunati rappresentanti delle forze armate, delle istituzioni civili, religiose e militari, degli istituti scolastici ma anche tanti privati cittadini determinati a dire no alla guerra – oggi più che mai nel ricordo di quanto avvenne durante il secondo conflitto mondiale – e chiedere pace e libertà. E lo hanno fatto da Bormio ricordando la Medaglia d’argento al valore militare conferita alla provincia di Sondrio per l’attività partigiana.

Un tiepido sole primaverile, tanti residenti e altrettanti turisti verso le 11.15 si sono radunati nel cuore della cittadina per attendere le rappresentanze civili, religiose e militari all’uscita dalla celebrazione eucaristica. Ad accompagnare il momento solenne le note della Filarmonica Bormiese mentre, in piazza, era schierato un picchetto interforze composto da carabinieri, guardia di finanza, polizia di Stato, corpo della polizia penitenziaria e vigili del fuoco che ha atteso l’arrivo dei labari e dei vessilli delle associazioni combattentistiche unitamente ai gonfaloni dei Comuni della provincia di Sondrio. Onori sia in piazza del Kuerc che in piazza V Alpini (dove poi il corteo è giunto in sfilata per rendere omaggio al monumento dei Caduti) da parte di tutti, a partire dal prefetto Roberto Bolognesi, al suo primo 25 Aprile nella nostra provincia.

Al cospetto de “La Bajona” è stata data lettura del messaggio del ministro della Difesa Lorenzo Guerini: «Donne e uomini della Difesa - ha scritto -, a voi rivolgo questo messaggio in un tempo segnato dalla preoccupazione per ciò che sta succedendo nell’Est della nostra Europa: in Ucraina, laddove un popolo sta resistendo a una violenta aggressione, per proteggere la propria libertà violata. È una circostanza che, in questo 77° anniversario della Liberazione, ci permette di comprendere, con evidenza ancora maggiore, quale sia il valore della libertà dei popoli e come essa non possa mai essere data per scontata. È una consapevolezza che ci riempie di ulteriore gratitudine nei confronti di quegli italiani che, quasi 80 anni fa, scelsero di mettere a repentaglio le proprie vite per consentire, a noi, un avvenire migliore».

La mia generazione

Emozionato il sindaco di Bormio, Silvia Cavazzi, al suo primo 25 Aprile in veste istituzionale: «Appartengo a una generazione che non ha conosciuto gli orrori della guerra, non ha conosciuto la fame e il freddo e che ha potuto beneficiare del benessere e dello sviluppo derivato dal lungo periodo di pace che ha contraddistinto la storia europea dal Dopoguerra ai giorni nostri. Ciò che siamo noi oggi - ha sottolineato il primo cittadino di Bormio - è frutto del coraggio delle scelte di tanti giovani, donne e uomini che hanno segnato l’inizio di una convivenza civile, libera, democratica e che ci accompagna tutt’oggi… La Resistenza ci ha insegnato a rispondere con la solidarietà, quella solidarietà trasversale che, al di là delle varie posizioni, ha percorso le vicende umane di chi ha vissuto quel periodo e che ha formato quel patrimonio di principi e di ideali che abbiamo il dovere di rispettare, confermare e trasmettere alle generazioni future».

A rappresentare il presidente della Provincia l’assessore Alan Vaninetti: «Dovremmo cercare di riprendere quei valori che i padri costituenti, all’indomani della Liberazione, con gli occhi ancora intrisi dal sangue della guerra e dai soprusi della dittatura hanno voluto riportare nella Costituzione per eternarli quale monito per le generazioni future. Penso alla partecipazione democratica, alla centralità della persona, al principio di eguaglianza ed equità oltre a quello della solidarietà e della libertà di espressione».

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