Un Natale diverso
anche in ospedale
«Tutto più triste»

Chiara Rebucci, responsabile dei reparti Covid al Morelli. «Saremo in tanti a lavorare, aspettiamo la terza ondata».

Sarà un Natale diverso anche in ospedale, in questo 2020 che entrerà nei libri di storia per l’epidemia di coronavirus.

Un Natale diverso per gli operatori, dai medici agli infermieri agli operatori socio sanitari, impegnati in maniera continua, che sulle spalle sentono il peso di mesi e mesi di emergenza, alleviati soltanto dalla breve tregua dei mesi estivi. Ma sarà un Natale diverso, e non in meglio, anche per i pazienti, più numerosi del solito e soprattutto più soli, per la mancanza di contatti con i propri cari, che non possono nemmeno andare a visitarli.

Lo spiega bene la dottoressa Chiara Rebucci, infettivologa, responsabile del reparto Covid dell’ospedale Morelli di Sondalo, riferimento in provincia per le cure al coronavirus.

Dottoressa Rebucci, che tipo di Natale sarà all’ospedale di Sondalo, centro nevralgico dell’emergenza coronavirus?

Certamente sarà un Natale diverso. Saremo in tanti a lavorare perché questi sono malati, come ricordo sempre, che hanno bisogno di tanta assistenza medica e infermieristica. Sarà un Natale triste perché troppe persone dovranno passare le festività lontano dalle proprie famiglie, senza poter stare con i propri cari ma in un letto di ospedale e senza nemmeno poter ricevere visite di chi amano.

Questa è la grossa differenza rispetto a tutti gli altri Natali in ospedale.

Com’è attualmente la situazione in ospedale?

Sostanzialmente è una situazione di equilibrio: ovviamente riusciamo a dimettere molti malati, ma non riusciamo ancora a chiudere altri reparti oltre a quello chiuso la settimana scorsa (il reparto di Medicina, che è tornato a svolgere il suo ruolo primario e riaccogliere i pazienti prima ricoverati, nda.). Quindi, i numeri calano, ma non siamo ancora in una situazione in cui si vede una rapida curva. Arrivano ancora pazienti con polmoniti, arrivano ancora pazienti molto impegnativi dal punto di vista respiratorio.

Avete ricevuto anche attestati di vicinanza, in questi mesi

Sì, abbiamo ricevuto bellissimi segni di vicinanza da parte di tanta gente, per esempio, dei ragazzi delle scuole, che ci hanno mandato disegni per fare gli auguri a noi e ai pazienti soprattutto, e li abbiamo appesi in tutte le camere di tutti i reparti Covid

Siamo in piena seconda ondata, si spera in via di esaurimento e già si teme già una terza.

Purtroppo la stiamo aspettando, e speriamo di avere abbastanza capienza per accogliere i malati che arriveranno. Siamo in piena seconda ondata, appunto, non stiamo ancora svuotando gli ospedali, è già si è visto un aumento nelle curve di incidenza di nuovi casi, questo anche solo dopo i primi giorni di “apertura” con il passaggio alla zona gialla.

Le misure adottate, se rispettate, serviranno a migliorare la situazione?

Ovviamente hanno la funzione di contenere il più possibile l’infezione. Ci sono delle regole, sono state messe nero su bianco e vanno rispettate perché non sono regole punitive ma regole a protezione di tutti, di chi non si vuole ammalare, di chi ha altri problemi di salute e non può ricevere una risposta adeguata perché ancora tantissimo personale è impegnato nei reparti Covid. E’ ovvio che le misure che vengono man mano disposte aiuteranno a migliorare la situazione. Le regole ci sono sempre state e vanno rispettate. Da cittadini dobbiamo farlo, con tutte le leggi dello Stato.

C’è preoccupazione per questa variante del virus riscontrata in Inghilterra e che pare sia già arrivata anche in Italia?

Stiamo ancora aspettando evidenze, risultati e studi. Ma quello che sembra emergere è che non ci siano problemi clinici maggiori che possano risultare da questa variante, nel senso che la forma clinica della malattia sembra essere non più grave di quella attualmente in circolazione. Non esistono in questo momento evidenze di una diversa aggressività. E’ verosimile, per altro, che questa variante sia già stata introdotta nel nostro Paese. Per rispondere alla sua domanda, no, noi non siamo particolarmente preoccupati da questo punto di vista.

Gli operatori del reparto del “Morelli” sono orientati a vaccinarsi non appena possibile?

Io, personalmente, non appena possibile correrò a vaccinarmi e da quello che ho sentito tra i colleghi che lavorano nel reparto Covid tutti correremo a vaccinarci. Penso che abbiamo visto abbastanza per ringraziare che in così poco tempo sia stato prodotto un vaccino (e poi ne arriveranno altri) con dati di efficacia così significativi. Ricordiamoci che in questo momento l’unica vera misura che ci permetterà di non ammalarci e di non avere problemi con il Covid sarà il vaccino. Le terapie attuali, infatti, modulano il decorso della malattia ma non sono terapie antivirali che danno una certezza di guarigione. Quindi, di corsa a fare il vaccino.

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