Ritrovata la “Pina” dopo oltre tre mesi
Era in Val Poschiavo

ValdidentroIl cane era sfuggito ai padroni a settembre . Inutili il drone e le battute nei boschi della Cima Piazzi. Grazie alla famiglia Fachin ora torna dai suoi padroni

Dopo tre mesi e ventun giorni la “Pina” è tornata a casa sua, a Milano, proprio la sera di Natale dopo essere stata ritrovata a Sfazù, in Val Poschiavo, nella vicina Svizzera. Per chi crede che i “miracoli” ci siano solo nei film di Natale, potrebbe apparire impossibile quanto accaduto la sera di Natale nella vicina Svizzera.

Fuga a settembre

La famiglia di Angelo Fachin, membro del Soccorso alpino della Guardia di finanza di Bormio e papà di sei figli, domenica sera, di ritorno da Celerina, ha avvistato ed è riuscita a portare a casa Pina, il cane di proprietà di Antonio Schiavone, della moglie Simona e del figlio adolescente Luigi, che il 4 settembre scorso era “sparito” da Isolaccia, in Valdidentro, scappato approfittando di una “distrazione” dei proprietari intenti a caricare l’auto per il ritorno in città.

«Dopo quasi due anni di convivenza con noi Pina è riuscita a sguinzagliarsi impaurita, non sappiamo da cosa, puntando dritto di corsa dal parcheggio della cabinovia di Cima Piazzi verso il bosco alla sua destra. Ci siamo precipitati nell’inseguimento del cane, ma l’agilità da quadrupede ha sopraffatto la nostra fisicità», raccontano. Poi, nei giorni successivi, la ricerca disperata per tutti i boschi della Valdidentro, arrivando sino al punto di arrivo della cabinovia, i numerosi avvistamenti, il tam tam sui social, il coinvolgimento delle forze dell’ordine, i volantini con l’effige del cane affissi praticamente in tutta l’Alta Valle e, ancora, qualche notte trascorsa nel piazzale della cabinovia pensando che il cane tornasse da dove era fuggito, ma nulla. Nessuno, però, si è arreso, soprattutto i proprietari dell’animale, che si sono organizzati con il drone per le ricerche aeree, utilizzando invece il monopattino elettrico per battere tutte le piste ciclabili della zona per poi diramare una vera e propria “caccia al migliore amico dell’uomo” tra esperti nella raccolta funghi, biker e appassionati di montagna.

L’ultimo avvistamento attendibile il 18 ottobre scorso e poi più nulla. Sino alla sera di Natale, quando Angelo Fachin e la moglie Francesca Redondi hanno fatto il miracolo. «Non volevamo crederci - ha commentato ieri Schiavone -, ma l’avevano recuperata davvero. Devo dire che lo spirito di osservazione ha fatto sì che riconoscessero subito la Pina. Io non ho parole per ringraziare queste due splendide persone. Angelo è un angelo di nome e di fatto».

Insperata fortuna

L’esperienza nell’attenzione ai dettagli di lui e la caparbietà della moglie, sicura di aver riconosciuto la “Pina”, quella dei volantini, quella sul cui ritrovamento oramai quasi nessuno credeva, hanno fatto la differenza unitamente a una buona dose di fortuna. Tanti “piccoli” - ma immensamente significativi - tasselli di quel puzzle che può essere riassunto nella necessità di crederci, sempre e comunque, al di là e al di sopra degli accadimenti quotidiani, anche quando le speranze sembrano affievolirsi, uno dei messaggi più significativi di questo Natale in Alta Valle.

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