La Provincia si mobilita per il Parco

«Una soluzione ponte per un anno»

I soci del consorzio di Grosio convocati mercoledì prossimo contro la chiusura. Borromini: «Pronti a garantire il sostegno necessario nell’attesa di una soluzione definitiva».

La Provincia si mobilita per il Parco «Una soluzione ponte per un anno»
Il presidente Deriu con i collaboratori in una foto scherzosa

Potrebbe avere i giorni contati la crisi del Parco delle incisioni rupestri, i cui cancelli sono chiusi da una settimana per il disaccordo degli enti che lo compongono, che ha provocato la paralisi dell’attività visto che, tra l’altro, è anche scaduta la copertura assicurativa per le visite dei turisti.

Mercoledì della prossima settimana potrebbe essere il giorno della svolta, almeno se lo augura il vice presidente della Provincia, Christian Borromini, che ha convocato per quel giorno gli altri soci del consorzio (Comune di Grosio, Comune di Grostto, Comunità montana di Tirano). «Alla Comunità montana e ai Comuni proporrò una soluzione ponte per superare le criticità e riaprire il Parco: la convenzione che gli enti saranno chiamati a esaminare e, se favorevoli, a sottoscrivere, definirà gli impegni finanziari per un anno - spiega Borromini -. Durante questo periodo, con il Parco aperto alle visite, troveremo lo strumento più idoneo per garantire la gestione futura e scongiurare che si ripresenti una problematica analoga a quella attuale». Una proposta sulla linea di quella già indicata dal presidente della Comunità montana di Tirano, leghista come Borromini, Gianantonio “Gianni” Pini, che aveva indicato come soluzione tampone l’affidamento al consorzio del Terziere superiore di Tirano dell’attività del consorzio delle incisioni.

Quella che potrebbe essere siglata mercoledì, secondo Borromini, è una soluzione immediata, magari non definitiva, ma che consenta la riapertura al pubblico del Parco delle incisioni rupestri di Grosio, una delle risorse storico-culturali della provincia che gli enti pubblici, con ingenti investimenti, hanno contribuito a valorizzare.

«A noi come Provincia, e immagino anche agli altri soci - prosegue il vice presidente -, interessa riaprire il Parco nel più breve tempo possibile: lo dobbiamo ai cittadini, a tutte le persone che in questi anni si sono impegnate per valorizzarlo e alla nostra storia locale. Noi siamo pronti a garantire il sostegno economico necessario, mi auguro che anche gli altri enti, superate le differenti vedute, facciano altrettanto. Mi riconosco nei cittadini che hanno espresso il loro sdegno per questa chiusura, ora, come enti pubblici, dobbiamo rimediare. Amministriamo il bene pubblico nell’interesse dei cittadini e del territorio e chi, nei mesi passati, per contrapposizioni personali e campanilismi non lo ha fatto, ha sbagliato».

íNei giorni scorsi contro l’immobilismo della politica che aveva causato la fase di stasi attuale, si era scagliato lo storico direttore del consorzio Bruno Ciapponi Landi. Sulla crisi, poi puntualmente verificatasi, era stato profetico il presidente Alessandro Deriu, che la scorsa estate in occasione dei festeggiamenti per i 50 anni della scoperta delle incisioni rupestri aveva ammonito sui rischi che c’erano. Il dissidio è fra il Comune di Grosio, spalleggiato da Provincia e Comunità montana di Tirano, che chiedeva l’assemblea del consorzio per stabilirne il futuro, e il Comune di Grosotto, secondo il quale invece il consorzio è decaduto e propone come nuova formula di gestione una convenzione fra gli enti con il Comune di Grosio capofila.

© RIPRODUZIONE RISERVATA