La morte di Moira, da poco si era trasferita a San’Anna

Venerdì sera il pensionato di 70 anni ha accoltellato la nuora. Poi si è costituito in caserma - «Non ci faceva vedere i nostri nipotini»

La morte di Moira, da poco si era trasferita a San’Anna
Moira Giacomelli

Era passata a Villa di Tirano Moira Giacomelli, per ritirare dei vestiti, per sé e per i due figli. Poca roba, giusto un cambio d’abiti. Sua intenzione era di non fermarsi troppo in quell’appartamento dove fino allo scorso dicembre aveva vissuto con suo marito Simone Ferrari, stroncato da un aneurisma a soli 40 anni. In pochi minuti se la sarebbe sbrigata e alle 20,30 avrebbe iniziato il turno alla residenza sanitaria Bongioni Lambertenghi, dove aveva iniziato a lavorare da gennaio.

Dopo essere rimasta vedova Moira non si era persa in piagnistei, ma si era rimboccata le maniche per dare a se stessa e soprattutto ai suoi due figli - una bimba di sei anni e un bimbo di quattro - un futuro certo. Sulla sua pagina Facebook sono per loro due i pensieri pubblicati. Per loro e per la perdita dell’amato marito, con il quale era sposata da 17 anni. L’hanno trovata in una pozza di sangue, in casa dei suoceri, al primo piano di quella bella casa di via Sonvico che la famiglia aveva acquistato qualche anno fa.

Già in carcere il suocero, reo confesso: Simone Enrico Ferrari, 70 anni, originario di Madonna di Tirano, l’ha uccisa colpendola al petto con un coltellaccio da cucina prima di allontanarsi verso Madonna, dove verso le 21 avrebbe raggiunto - ma questo particolare è al vaglio degli inquirenti - l’abitazione dell’amica presso cui si sarebbe dovuta trovare la moglie Bruna Pedrotti: «Sono venuto a salutare, andrò via per un po’», avrebbe detto, tutto imbrattato di sangue.

Poi si è incamminato verso la caserma dei carabinieri e si è costituito. Una tragedia nella tragedia, anzi nelle tragedie, perché ognuna delle famiglie coinvolte ha dovuto affrontare più di un dramma.

L’ultimo, la morte improvvisa e prematura di Simone, che lo scorso 18 dicembre, a soli 40 anni, lui che era il ritratto della salute, si è accasciato in casa per non rialzarsi più. E Moira venerdì sera non ha avuto scampo, lei sottile come un giunco, non poteva che piegarsi sotto i colpi inferti da quell’uomo che sembrava la stesse aspettando. Pieno d’odio per la morte del figlio, per la quale proprio non voleva farsene una ragione, e di rancore per quei due nipotini che non riusciva più a vedere.

Dal 17 marzo scorso, Moira si era trasferita con i due figli da mamma Amelia, a Sant’Anna sopra Sondrio, e stava progettando di rifarsi una vita lontano da quella casa, dove a ferirla non erano solo i ricordi, ma i continui litigi e i dissapori con i suoceri. Lei abitava al secondo piano, la mamma del marito al primo, mentre il suocero, separato da tempo, ma sempre in buoni rapporti con la moglie, continuava ad andare e venire da quello stabile situato in una zona abbastanza tranquilla e isolata, ai piedi dei terrazzamenti, con giardini e siepi a proteggere la privacy delle case che si affacciano sulla strada.

Moira venerdì ha lasciato l’auto davanti a uno dei garage di casa ed è salita su per le scale. Forse il suocero l’ha sentita arrivare e l’ha affrontata, chiedendole cosa intendesse fare con i “suoi” nipoti che erano stati ritirati dalla scuola e dall’asilo.

I rapporti da mesi si erano fatti così tesi che i suoceri si erano rivolti all’avvocato Giordana Caelli di Tirano, interessando del fatto anche gli assistenti sociali. A rendere la situazione ancora più tesa e incandescente c’era stata la vista di un agente immobiliare che nei giorni scorsi avrebbe bussato alla porta della suocera: «Siamo qui per la casa al piano di sopra... Verrà messa in vendita». E per i due “nonni” quella sarebbe stata la conferma di quanto la situazione fosse ormai compromessa, e il legame sul punto di essere reciso. Facile immaginare come siano andate le cose l’altra sera a Villa di Tirano: il suocero affronta la nuora e non ottenendo ciò che vuole afferra un coltello e la colpisce a morte.

Tutto ha avuto inizio verso le 20, un’ora e mezza dopo, l’omicida reo confesso era già in caserma a rilasciare la sua deposizione, mentre i carabinieri erano in via Sonvico a transennare l’intero stabile e ad apporre i sigilli all’ingresso.

Il reparto scientifico dei carabinieri ha rilevato impronte e sequestrato il coltello che ha ferito mortalmente Moira, la cui salma è stata trasportata nella camera mortuaria all’ospedale di Sondrio dove domani mattina verrà eseguita l’autopsia disposta dal magistrato Giacomo Puricelli.

Il suocero, invece, dopo le formalità di rito è stato trasferito in carcere a Sondrio dove resterà almeno fino a domani quando si terrà l’udienza di convalida, al termine della quale potrebbe anche essere trasferito in un’altra casa circondariale.

Sotto il profilo giudiziario, l’inchiesta si può già dire a buon punto, anche se non è conclusa, almeno a giudicare dagli accertamenti disposti dai carabinieri, tesi probabilmente ad escludere la presenza di terze persone sulla scena del crimine.

Non ci sarebbe un giallo da risolvere, insomma, ma una dura, ineluttabile e - se si vuole - paradossale realtà da accettare. Il nonno che è arrivato al punto di uccidere per vedere i nipoti (ora affidati alla cura della nonna materna), li ha privati dell’unico genitore che era rimasto loro, costringendoli a subire, in pochi mesi, la perdita del papà e ora anche della mamma.

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