Dormire all’aperto in centro a Sondrio
Non ci sono solo disperati

Viaggio serale Abbiamo seguito i city angels nel giro a portare tè caldo e coperte ai senzatetto. I pachistani aspettano la protezione internazionale

Dormire all’aperto in centro a Sondrio Non ci sono solo disperati
Nel parco di villa Martinengo dormono un italiano e un indiano

Giovedì sera, piazza Garibaldi. Ai piedi della statua c’è il tendone con i pacchi gara degli oltre tremila partecipanti al Wine trail. Tutto intorno un’aria di fermento e attesa per la manifestazione che ogni anno attira in Valtellina migliaia di appassionati di corsa in montagna. Un evento che dà lustro a Sondrio e all’intera provincia.

Poco più in là, a qualche centinaio di metri, sotto i lampioni, sulle panchine sotto gli alberi di palazzo Martinengo ci sono le sagome di due fagotti. Sono coperte e sotto ci sono due uomini che dormono.

Chi sono

Un italiano, lo stesso che ha trascorso tutta l’estate sulle sedute dei giardinetti Sassi, e un indiano. Quello per loro è l’anticipo del sonno che finiranno di consumare più tardi al secondo piano interrato dell’autorimessa di piazza Garibaldi dove altri due uomini, un africano che non vuole dire il suo Paese di origine e un eritreo che lavorava a Livigno e che spera di trovare un’altra occupazione nel Piccolo Tibet, hanno già piazzato un sacco a pelo e una coperta.

Più a sud, davanti alla stazione, in piazzale Bertacchi un altro uomo, indiano, prova a dormire seduto davanti alla vetrina di un negozio. Ha la testa riversa in avanti sotto un cappuccio calato sugli occhi nell’intento di ripararsi da freddo e luce. Sulle panchine di pietra all’ingresso della stazione lentamente arrivano altri tre uomini che si accingono a passare la notte all’addiaccio. Non hanno coperte. Quelle che avevano lasciato sotto la panchina sono sparite, qualcuno le ha portate via. Sono pachistani, parlano urdu e poche, pochissime parole d’inglese. Con sé hanno telefonini con cui provano a tradurre ciò che dicono e una cartelletta trasparente con i fogli della pratica di richiesta di protezione internazionale.

E’ giovedì sera, intorno alle ventitre ci sono 6 gradi, e siamo nel pieno centro di Sondrio. Non sotto un ponte lungo l’Adda o il Mallero o in periferia.

Su una superficie che non arriva a sfiorare il mezzo chilometro quadrato, ci sono otto uomini, più o meno giovani, che passeranno l’ennesima notte all’aperto. I più fortunati negli antri di un parcheggio, magari dentro un sacco a pelo, gli altri sotto un portico o su una panchina.

Conforto

A provare a dare loro un po’ di conforto, sotto forma di tè caldo e brioche e anche di maglioni e coperte, senza giudicare le ragioni della loro situazione ci sono i City angel sondriesi. Due volte alla settimana si ritrovano nel parcheggio della piscina e da lì cominciano il giro: piazza Garibaldi, piazza della stazione, Garberia e anche via Vanoni dove fino a qualche notte fa dormiva un’altra persona. Giovedì sera ci siamo uniti a quel giro insieme anche alla consigliera di minoranza Donatella Di Zinno che per prima ha denunciato il fenomeno crescente dei senzatetto.

Angelo (Alfa), Giovanni (Spillo), Giovanni (Giovi) e Luciano (Bruce) con le loro pettorine rosse e i baschi azzurri, sono armati solo di buona volontà, zaini con qualche bene di prima necessità, di thermos e bicchieri. «Il giro è sempre lo stesso - dicono -. Sappiamo dove trovarli».

Quando arrivano i senza tetto li riconoscono, si fanno offrire volentieri il té e le brioche. Qualcuno chiede un maglione, qualcun altro una coperta. Scambiano qualche battuta. La nostra presenza li incuriosisce ma non li spaventa. Dei quattro che sono in piazza Garibaldi due vengono da Milano. L’uomo africano parla inglese e vuole che capiamo che non tutti quelli che finiscono per strada sono uguali. E’ diplomato. Ci tiene a precisarlo. Non è matto, né dedito a droghe o alcol, aggiunge. Ma non è per tutti così.

Seminterrato

I City angels ci portano a vedere dove dormiranno i quattro, al secondo piano interrato del garage dove ad ogni passaggio si accende la luce, ma dove ci sono anche i bagni per potersi sciacquare. «La doccia? Una volta al mese» dice l’italiano.

Anche in piazzale Bertacchi i quattro ausiliari distribuiscono tè e brioche. L’uomo che dorme attaccato alla vetrina del negozio chiede una coperta. Gliela danno insieme a una felpa. «Per favore aiutateci, qui fa molto freddo» fanno scrivere dal traduttore automatico sul cellulare i tre pachistani davanti alla stazione. Sono lì da dieci giorni. Aspettano la convocazione in questura per le pratiche di protezione internazionale. La traduzione dall’urdu all’italiano non è facile. Ma hanno voglia di raccontarsi. Le coperte rubate vengono rimpiazzate da quelle nuove dei City angels. Anche i residenti in zona li aiutano con maglioni o pagando loro brioche e caffè.

Dopo averli salutati, il giro prosegue in Garberia dove era stata segnalata un’altra presenza, ma non c’è nessuno. Prima di concludere il tour in via Vanoni i quattro ci salutano. Sono quasi le undici, ci sono sei gradi - il freddo pungente è lontano - e il cielo è sereno. Rare luci accese nelle case e strade semi deserte.

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