Dallo Smart Cafè a volontaria in Kenia  La storia di Elena
Elena Bertuletti alla sua prima esperienza di medicina itinerante in Kenia con Safari Doctors

Dallo Smart Cafè a volontaria in Kenia

La storia di Elena

Livigno, bergamasca, 26 anni, tornerà a maggio in paese dove è conosciuta per il suo lavoro al bar. La sua avventura con Safari Doctors è iniziata nel 2017.

Dal bancone del bar a Livigno al Royal London Hospital. Per poi andare la prossima estate «in una sperduta isola del Kenya a fare l’infermiera volontaria». È il progetto di Elena Bertuletti, 26 anni di Bergamo, che a Livigno conoscono bene per la sua esperienza lavorativa allo Smart Cafè. Ora ha creato una raccolta fondi e poi a maggio effettuerà una serata pubblica a Livigno per spiegare la sua missione umanitaria.

L’infermiera bergamasca lo scorso anno è stata volontaria nell’isola di Lamu in Kenya con l’organizzazione Safari Doctors e ha deciso di tornarci. «È un’organizzazione nata nel 2015 dal sogno di una donna eccezionale, Umra Omar , Cnn Hero del 2016 e Personalità dell’anno per le Nazioni unite in Kenya del 2017. Umra, di ritorno dagli Stati uniti dove per numerosi anni ha vissuto e lavorato, si è accorta dell’estrema situazione di necessità in cui la terra da cui proviene e in cui la sua famiglia attualmente vive, si trovava». A quel punto non ha dubitato un attimo nella decisione di lasciare il suo lavoro sicuro e ben retribuito a Washington e ha iniziato a gettare le basi di quella che oggi è una organizzazione che sta ottenendo risultati grandiosi.

«Nell’autunno del 2017 mi sono unita al gruppo di membri dello staff e medici volontari che ogni mese parte per il “viaggio”, da qui il nome safari (viaggio in Swahili), salendo a bordo di un dhow, barca a vela tipica della costa est africana, carica di medicinali, per portare cure mediche essenziali alle comunità remote e marginalizzate della provincia di Lamu - racconta Elena -. Con dedizione assoluta, Safari Doctors raggiunge una popolazione di circa 20mila Anweer e Bajuni che vivono nell’arcipelago e nei territori al confine con la Somalia, dove la minaccia di attacchi terroristici impedisce loro accesso ai servizi medici di base. Oltre alla passione e al coraggio alla base di Safari Doctors, quello che più mi ha colpito dell’organizzazione è il modello innovativo che Omar è riuscita a sviluppare: usando barche o motociclette, raggiunge aree remote che altrimenti sarebbero completamente dimenticate».

Ogni mese la squadra visita fino a 800 pazienti e i risultati sono a dir poco soddisfacenti: la vaccinazione infantile è salita del 40%,le infezioni della pelle sono scese del 30%, le malattie infettive sono scese del 50%, le madri gestanti a cui vengono somministrate cure antenatali sono al 100%, la richiesta per contraccezione è salita del 300%. Safari Doctors lavora in circostanze estremamente difficili: le cliniche sono improvvisate sotto alberi o in scuole abbandonate dagli alunni al momento delle visite, la continuità delle cure è inesistente a causa dalla mancanza di un sistema di registrazione di dati clinici dei singoli pazienti e ad oggi, non è ancora disponibile un accurato registro dei farmaci a disposizione.


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