Muore a Tirano per Covid

«Arrivato tardi in ospedale»

È un operaio stagionale di 60 anni arrivato dalla Romania per la raccolta delle mele. Il sindaco Spada: «Purtroppo è andato in ospedale tardi»

Muore a Tirano per Covid «Arrivato tardi in ospedale»
L’uomo è arrivato al Morelli troppo tardi

Un caso limite, quello con cui si è dovuta rapportare ieri la comunità di Tirano. Un morto per coronavirus come da tempo non se ne vedevano, che ha lasciato l’amaro in bocca a molti in città, in primis al suo sindaco, Franco Spada.

«Anche perché si tratta del classico caso Covid non comunicato - dice il sindaco - e degenerato, al punto da perdere la vita. E spiace molto, al di là del fatto che la persona sia o meno residente in città, sia italiano o straniero. Spiace per lui, per la sua famiglia, per l’intera comunità».

Nel caso di specie si tratta di un cittadino di nazionalità romena, di 60 anni, giunto a Tirano da pochi giorni con altri 14 connazionali, per essere impiegato come lavoratore stagionale nella raccolta delle mele. Si era sistemato, con la moglie che lo ha accompagnato, in un piccolo appartamento nel centro storico della città e venerdì sera ha cominciato a non stare bene, fino a quando, domenica, è giunto al Morelli di Sondalo con una saturazione al lumicino. Una situazione altamente compromessa che lo ha portato, purtroppo, alla morte nella giornata di ieri.

Un decesso che lascia l’amaro in bocca a tutti, a Tirano, «perché se fosse stata comunicata per tempo la situazione - dice il sindaco -, se non al medico, che queste persone ovviamente non hanno come primo riferimento, quanto meno al datore di lavoro, o anche solo al vicino di casa, magari il peggio si poteva scongiurare, salvando una vita. Invece si è aspettato troppo e quando la persona è giunta in ospedale era già tardi».

Per quanto potuto apprendere, dovrebbe trattarsi di una persona non vaccinata, almeno così pare, anche se dagli ambienti famigliari giungono indicazioni diverse, per cui sul punto sono in atto approfondimenti da parte dell’Ats della Montagna. Che potrebbe aver contratto il Covid in patria, perché allo stato attuale nel Tiranese non vi sono focolai di coronavirus. «Abbiamo solo cinque casi attivi - precisa Franco Spada -, tutti di importazione, cioè riscontrati su persone di rientro da Paesi, come Moldavia e Macedonia, dai quali è obbligatorio, all’arrivo in Italia, sottoporsi a tampone (mentre questo obbligo non c’è per i paesi Ue, come la Romania, ndr) e lì si evidenzia la positività. Tutte situazioni isolate, gestite a domicilio e sotto controllo. Per questo reputo improbabile che, questa situazione particolare si sia prodotta sul nostro territorio».

Tuttavia, per Spada si tratta di un’autentica sconfitta «perché è figlia di una tendenza a sottovalutare i sintomi e anche della paura, a riferirne, come se il Covid fosse una colpa - dice -, invece non è così. Non bisogna avere vergogna e neppure pensare al Covid come a un qualcosa che passa e va, come se fosse un’influenza. In alcuni casi, come ben ci ha insegnato, può portare anche alla morte. Per cui non aspettiamo, non perdiamo tempo, di fronte a sintomi sospetti. Facciamo il tampone e riferiamone al medico».

Ora la salma del lavoratore deceduto si trova al Morelli, da dove sarà rimpatriata per i funerali, mentre l’Ats della Montagna ha avviato un tracciamento dei contatti non facile.

La moglie del defunto, subito “tamponata”, è risultata negativa, mentre a ieri ai colleghi di lavoro non si era ancora risaliti. E. Del.

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