Covid, scoppia focolaio
all’ospedale di Gravedona

Covid, scoppia focolaio all’ospedale di Gravedona
Per i degenti già alle prese con patologie varie non è sicuramente una notizia che porta conforto

Individuato mercoledì

con gli ultimi ingressi

«Evitare a tutti i costi

i contagi nel personale»

Torna un po’ d’ansia all’ospedale di Gravedona, dove nei giorni scorsi è stato di nuovo aperto un reparto Covid.

Niente a che vedere con la drammatica situazione della primavera 2020, quando l’intero comparto della riabilitazione era stato trasformato in ospedale destinato alla battaglia contro il virus.

Ma nella sola giornata di mercoledì sono stati individuati, all’interno del presidio, ben 20 nuovi casi di contagio e, come sottolinea il direttore sanitario, Roberto Antinozzi, occorre stare in guardia: «I casi di positività sono in netto aumento, nel territorio e in ambito nazionale, e in base alle previsioni l’incremento sarà progressivo anche nei prossimi giorni. Venti nuovi casi scoperti in un solo giorno fra gli ultimi pazienti ricoverati rappresentano di per sé un dato emblematico».

Nel reparto allestito per isolare i contagiati sembra che buona parte dei pazienti sia vaccinata, anche se non si conoscono dati precisi, perché l’ospedale, ovviamente, deve accogliere tutti coloro che sono alla prese con problemi di salute, a prescindere dal vaccino.

Non Aggressivo

Il virus, per ora, non è certo aggressivo come in passato, ma per degenti già alle prese con patologie varie non è sicuramente di conforto. L’esplosione di casi, intanto, ha consigliato alla direzione sanitaria un giro di vite in termini di accessi: «In via cautelativa abbiamo di nuovo sospeso le visite dei parenti – comunica il dottor Antinozzi – Con il repentino aumento dei casi di positività occorre tutelare chi sta in ospedale: c’è soprattutto il rischio che, in caso di epidemia tra il personale, ci si ritrovi senza medici e infermieri a sufficienza e abbiamo deciso, di conseguenza, di prevenire tale prospettiva».

Il 16 dicembre in Alto Lario si era registrato un solo nuovo caso di contagio contro uno di guarigione; il 21 dicembre i nuovi casi erano 14 e 6 i guariti; il 26, giorno di Santo Stefano, si contavano 29 nuovi casi, contro 4 di guarigione, e mercoledì 29 erano 22 i nuovi casi e 13 quelli di guarigione, con 115 casi di positività complessivi nel territorio (il 5 dicembre erano 39).

Con le festività natalizie, insomma, anche nel territorio il virus ha rialzato la testa, obbligando l’ospedale generale di zona ad assumere provvedimenti. «Ci auguriamo tutti di non dover tornare a vivere la drammatica esperienza della primavera 2020 – afferma ancora il direttore sanitario – Il vaccino ha indubbiamente ridotto di parecchio i casi gravi, ma i contagi aumentano e non bisogna sottovalutare il fenomeno».

Con la chiusura della statale Regina a Colonno, tra l’altro, il bacino d’utenza del Moriggia Pelascini si è parzialmente esteso anche a Centro Lario e Porlezzese per numerose patologie. Per quanto riguarda il Covid vero e proprio, l’ospedale di riferimento rimane ancora il Morelli di Sondalo, ma la necessità di isolare i pazienti contagiati ha obbligato, di fatto, ad allestire una corsia apposita anche a Gravedona.

L’incubo del passato

Inevitabile, dunque, tornare con la mente alla fase della grande emergenza, quando il personale dell’ospedale altolariano combatteva ogni giorno per salvaguardare oltre cento pazienti, molti dei quali in serie condizioni: ce n’erano anche delle province di Bergamo e Brescia, le più colpite in quel momento, dove gli ospedali erano al collasso.

In seguito, con l’avvio delle vaccinazioni, il “Moriggia Pelascini” è divenuto centro vaccinale, con centinaia di cittadini convocati ogni giorno e tuttora sono in corso le somministrazioni di terze dosi.
Giampiero Riva

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