Bagni di Masino, un’assoluzione
per il fallimento

L’inchiesta Laura Sivilotti, lecchese, prosciolta dal gip mentre la ex socia è stata rinviata a giudizio. «Credevo nel rilancio, e il giudice lo ha riconosciuto»

Il 14 febbraio si tornerà a parlare in tribunale del fallimento della società Relais Bagni Masino, l’ultima ad aver gestito le terme della Valmasino prima della chiusura, ormai sette anni fa.

Una delle due socie, Alessandra Putzu, 56enne formalmente residente a Domaso, ma che da tempo vive a Chiavenna, è stata rinviata a giudizio e dovrà rispondere del crac societario, mentre l’altra, Laura Sivilotti, è stata riconosciuta estranea ai fatti e il giudice per l’udienza preliminare ha disposto il non luogo a procedere nei suoi confronti.

Non ha commesso il fatto

«Sono stata assolta per non aver commesso il fatto sia dall’accusa di non aver impedito le distrazioni della cassa, sia per la non corretta tenuta dei libri contabili - spiega Laura Sivilotti, 57enne lecchese -. Da qui il non luogo a procedere e lo stralcio totale della mia posizione processuale, per la mia opera di contrasto a fatti pregiudizievoli per la società. Il mio impegno in favore delle Terme di Masino è stato massimo. Per cinque lunghi anni, dal 2009 alla chiusura obbligata per la frana nel novembre 2014, ho profuso risorse economiche, impegno lavorativo ma soprattutto grande passione per il rilancio delle Term, frequentate sin dal 1500 da principesse e nobildonne proveniente dai Grigioni alla Sicilia, per godere di un luogo incantato e per i benefici di un’acqua termale “miracolosa”».

«Nonostante l’apprezzamento della clientela in costante aumento - prosegue - le difficoltà operative culminate nella chiusura obbligata del novembre 2014 hanno impedito la prosecuzione dell’attività e ancora oggi le terme sono chiuse». Nelle parole della donna il dispiacere non solo per la vicenda giudiziaria, senza dubbio molto pesante, ma anche per il declino di un luogo molto amato.

Un posto bellissimo

«Le vicende processuali rappresentate dalla stampa sono state all’origine di una china discendente che ha condotto alla conclusione definitiva dell’esperienza di Relais Bagni Masino, nonostante io credessi ancora nel rilancio tramite l’ingresso di nuovi soci e di capitali - conclude Sivilotti -. E la decisione del giudice nei miei confronti è una verità processuale che rappresenta fedelmente l’impegno e la passione che ho profuso per uno dei luoghi più belli della Valtellina».

E se Laura Sivilotti è stata riconosciuta estranea ai reati che venivano contestati a lei e alla sua socia, Putzu dovrà invece risponderne in dibattimento.

Putzu è accusata, in particolare, di distrazione di beni della Relais Bagni Masino, dichiarata fallita il 6 agosto del 2015. Secondo l’accusa, si sarebbe impossessata del saldo cassa al 16 dicembre del 2014, oltre 53mila euro che non sono mai stati rinvenuti nè consegnati al curatore fallimentare. Non solo: stando al capo di imputazione avrebbe distratto anche quasi 11mila euro dalle carte di credito della società fallita, oltre a 600 euro utilizzati per l’acquisto di un frigorifero e un personal computer. La 56enne comasca dovrà anche rispondere di «aver tenuto, in tutto o in parte, i libri e le altre scritture contabili in modo da non rendere possibile al curatore fallimentare la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari».

In particolare, attraverso «un anomalo utilizzo del conto cassa, le cui annotazioni non corrispondevano alla realtà di gestione societaria».

Se è vero, lo decideranno i giudici.

© RIPRODUZIONE RISERVATA