La maga di Teglio prende due anni
Tesoro confiscato

Processo Attività abusiva di psicologa e ipnoterapista. Alla cartomante sequestrati 700mila euro e preziosi. Soddisfazione della Procura. La difesa valuta il ricorso

È stata emessa ieri dal Tribunale di Sondrio, dal giudice Valentina Rattazzo, la sentenza di condanna in primo grado a due anni di reclusione con la confisca del denaro e dei preziosi sequestrati, nei confronti di Paola Fendoni, 58 anni, di Teglio, assurta agli onori delle cronache nel luglio del 2019 quale protagonista dell’“Operazione maga Circe” messa a segno dai militari della Guardia di finanza di Tirano.

Che, indirizzati sul target dall’ex fidanzato della Fendoni, a conoscenza del suo modus operandi, avevano rinvenuto nella casa di Teglio della donna denaro contante per 702.409 euro, in parte in banconote svizzere e in parte in euro, celati in buste conservate qua e la, nei luoghi più diversi, anche se il grosso del contante era in cassaforte. Dove erano stati rinvenuti anche orologi e oggetti preziosi ritenuti provento dell’attività abusiva contestata alla donna, ovvero l’esercizio delle professioni di psicologa e di ipnoterapista senza averne alcun titolo, oltre all’attività di maga cartomante che, secondo l’accusa, sarebbe stata svolta soprattutto attraverso consulti telefonici.

Telefonico

La Fendoni, in pratica, avrebbe attivato un servizio di numerazione a pagamento con una rete telefonica svizzera, tipo 899..., che, poi, le deviava le telefonate direttamente su Teglio. E, sia attraverso l’attività abusiva di psicologa e di ipnotista, sia attraverso la cartomanzia via filo, si sarebbe assicurata in quattro anni, dal 2014 al 2018, entrate fiorenti, mai dichiarate in Italia, per un corrispettivo di 925.876 euro, e per un totale di imposta evasa pari a 337.108 euro.

Numeri da capogiro, frutto di quelle omesse dichiarazioni dei redditi contestate in cinque dei sette capi d’imputazione di cui Fendoni è stata chiamata a rispondere, atteso che un altro capo d’imputazione contemplava l’esercizio abusivo della professione e l’ultimo l’autoriciclaggio in quanto è stato contestato a Fendoni il fatto di aver reinvestito parte di quanto guadagnato nella propria attività. Su quest’ultimo aspetto, però, l’imputata è stata mandata assolta perché il fatto non sussiste, mentre su tutto il resto la condanna è stata piena ed è comprensiva della confisca di denaro e preziosi, già sotto sequestro, anche se materialmente potrà essere eseguita solo al termine dei tre gradi di giudizio.

La Procura

Soddisfazione ieri in Procura per l’esito del procedimento di primo grado che ha avallato l’impostazione dell’accusa, inizialmente in capo all’allora pm Marialina Contaldo, poi sostenuta dal collega Stefano Latorre, che ora, al pari del procuratore Piero Basilone, attende il deposito delle motivazioni della sentenza per meglio capire come si è orientato il giudice nel formulare la sentenza.

Quasi scontato il ricorso in appello da parte della difesa, sostenuta dagli avvocati Francesco Romualdi e Silvia Polinelli. Non è mai comparsa in aula, invece, la loro assistita. «Aspettiamo le motivazioni poi valuteremo il da farsi - dice l’avvocato Romualdi - certo ci potevamo attendere la confisca dei beni per l’ammontare dell’imposta ritenuta evasa, fino a 337mila euro, ma non di tutto quanto in sequestro, perché occorre provare che sia interamente frutto di quanto contestato».

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