Vaccini in via Tirano
«Tutto liscio»

I commenti L’ex sindaco: «Ci sono già passato, ho fatto la terza dose convinto. La mamma: «Mi sento più protetta»

Vaccini in via Tirano «Tutto liscio»

Da ieri i sondriesi sono tornati in possesso del loro hub vaccinale massivo, quello di via Tirano, situato dentro la palestra degli istituti Quadrio-De Simoni. Un polo smantellato a settembre, in modo da permettere a questi spazi di tornare al loro consueto utilizzo, a beneficio delle scuole, ma l’aggravarsi della situazione pandemica ha imposto un dietrofront con il riallestimento delle linee vaccinali.

Quattro quelle presenti, di cui due attive ieri mattina e tre ieri pomeriggio, disposte però in modo diverso rispetto alla tornata precedente, così da assicurare più spazio alla seduta delle persone in attesa di sottoporsi ad anamnesi. Scelta quanto mai azzeccata, soprattutto in pieno inverno, e dovuta alla necessità di garantire riparo ai candidati alla vaccinazione nel caso in cui dovessero crearsi delle code in accesso.Che ieri tuttavia al polo vaccinale di Sondrio non si sono viste.

«Non c’è alcuna coda, anche perché sono presenti medici e infermieri in numero adeguato e le persone stanno rispettando, alla lettera, l’orario dell’appuntamento - assicura Antonino Gallucci, medico di medicina generale, referente del Distretto Tirano 1 e responsabile del centro vaccinale di Villa di Tirano, di turno, ieri mattina, al polo di Sondrio -. Stiamo somministrando moltissime terze dosi, parecchie seconde dosi e qualche prima dose, per un totale di 400 prenotati in queste prime 12 ore di apertura del polo».

Ieri a mezzogiorno, quando vi abbiamo fatto visita, accolti dai volontari della Protezione civile di Castione Andevenno, ne erano già state somministrate 125, soprattutto terze dosi.

Fra i vaccinati anche Guido Melé, 75 anni, già sindaco di Chiuro dal 1999 al 2009 e per 37 anni responsabile del settore Turismo, sport e attività produttive della Provincia.

«Ho fatto la terza dose convinto - dice Melé -, perché è tutto quello che possiamo fare contro il Covid. Che ho preso in pieno, agli inizi della pandemia. Era il 16 marzo 2020 quando sono finito in ospedale a Sondrio e poi, appurato il contagio, a Sondalo per 35 giorni. La prima settimana è stata dura, non ricordo niente, ero a terra. Poi, me ne sono fatto una ragione, ho dovuto sopportare, 35 giorni a guardare il muro... Non sono mai stato intubato, quello no, però in camera ho avuto persone che non sono qui ora, come me, a raccontarla. Devo un grazie al personale medico e paramedico di Sondalo, perché è stato eccezionale, gentilissimo».

Più che mai convinta di vaccinarsi anche Adelina Presazzi, 85 anni di Caspoggio, accompagnata a Sondrio, dalla figlia Carmen Miotti.

«Ho fatto il Moderna, ma non importa. Quello che mi danno mi danno - dice Adelina -, tanto non ci capisco niente, non è il mio ramo. Però sono convinta che il vaccino vada fatto, se ci sono i medicinali, e sono consigliati, vanno presi. Una volta non c’erano le medicine, non c’era niente e non ci si poteva curare. I nostri genitori vendevano i terreni per poter ricavare qualcosa per comprare i medicinali, perché non c’erano soldi. Ora i farmaci che ci sono vanno presi».

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