Un Bellevue bis a Sernio. Ma il Comune lo stoppa: «Niente concentrazioni»

L’imprenditore Salvi voleva ripetere l’operazione di Cosio Valtellino con l’albergo Valchiosa.

Un Bellevue bis a Sernio. Ma il Comune lo stoppa: «Niente concentrazioni»
L’albergo Valchiosa a Sernio

È fallito lo sbarco di una settantina di profughi a Sernio. Avrebbe voluto portarli l’albergatore Giulio Salvi, simbolo in provincia della strutture alberghiere divenute alloggio dei profughi come il suo Bellevue di Cosio Valtellino. Aveva avviato le trattative per l’acquisto dell’albergo Valchiosa, di proprietà della famiglia Tampalini, per poi riempirlo di profughi. Ma l’amministrazione comunale di Sernio ha espresso un secco no all’idea di vedere sul proprio territorio comunale un numero così alto di profughi e l’operazione si è conclusa ancora prima di iniziare.

«Non si può andare in paradiso a discapito dei santi – rivela Salvi – e dopo aver avviato la trattativa per l’acquisto dell’albergo Valchiosa al quale ero interessato anche per la valenza turistica del Tiranese che si sta sempre più sviluppando, ho voluto incontrare l’amministrazione comunale di Sernio per esporre il mio progetto di ospitare profughi nella struttura alberghiera che avrei acquisto. Constatata la totale contrarietà dell’amministrazione comunale al mio progetto, ho desistito perché non avrebbe senso portare migranti in territorio se non sono desiderati, sarebbe come iniziare una corsa con un handicap».

Il vice sindaco di Sernio, Severino Bongiolatti ribadisce la contrarietà dell’amministrazione comunale ad iniziative di questa portata: «Se un privato volesse ospitare una famiglia di profughi come avviene a Grosotto (dove è ospitata dalla parrocchia), noi non avremo nulla da dire, ma siamo invece contrari nella maniera più assoluta ad un arrivo così massiccio di persone concentrate in una sola struttura. Abbiamo sentito la Prefettura di Sondrio dopo aver ricevuto la proposta di Salvi, e ci hanno rassicurato che non c’è nessuna intenzione di inviare gruppi così numerosi in una sola struttura».

Salvi difende comunque la propria scelta: «Personalmente e visto che sono due anni e mezzo che ospito i richiedenti asilo, ritengo che sia meglio averli riuniti in un albergo piuttosto che vederli sparpagliati in vari appartamenti, perché in questo modo sono più facilmente controllabili. In albergo è possibile un controllo “h 24”, impossibile altrimenti. Ed è fondamentale che i profughi abbiano un’occupazione almeno per qualche ora. Nei giorni scorsi ho avuto in albergo per un’intera giornata degli operai che non potevano lavorare per dei problemi tecnici alle loro attrezzature. Al termine della giornata senza far niente erano talmente stufi che loro stessi mi hanno detto di aver capito cosa possono provare questi uomini che non possono lavorare per giorni e giorni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA