Truffa telefonica all’anziana. E stavolta c’è la condanna

Sondrio Un anno e quattro mesi a un napoletano, spacciatosi per avvocato «Sua figlia è in carcere, mi servono i soldi per liberarla». Ma non era vero

Truffa telefonica all’anziana. E stavolta c’è la condanna
Il processo per truffa si è celebrato in tribunale a Sondrio

Aveva mandato nel panico un’anziana di Sondrio spacciandosi per avvocato, affermando al telefono che la figlia aveva avuto un incidente stradale, era stata arrestata e la sua auto rischiava di essere confiscata. In questo modo si era fatto consegnare 3mila euro in contanti e gioielli di valore per poter sistemare la faccenda.

Faccenda che, però, era stata completamente inventata. Ieri un 36enne residente a Napoli, è stato condannato a un anno di reclusione per truffa, per un episodio che risale al luglio 2018.

Un tipo di truffa che è purtroppo diffuso, in tutta Italia: casi di persone, soprattutto anziane, che vengono raggirate e derubate perché toccate nell’affetto dei propri cari. Secondo le accuse, l’uomo, il 27 luglio di quattro anni fa aveva telefonato a un’ottantenne sondriese dandole una brutta notizia.

«Sono un avvocato - era il tono della telefonata, in cui il sedicente avvocato si era presentato con nome e cognome, ovviamente fittizi -. Sua figlia è rimasta coinvolta in un incidente stradale. Bisogna raccogliere dei soldi per il maresciallo e per riuscire a sistemare la situazione, far uscire sua figlia di prigione e impedire il sequestro della sua auto».

Dopo la telefonata, mentre l’anziana era sostanzialmente in preda al panico, si è presentato a casa della donna per ricevere il denaro.

L’anziana si era lasciata convincere e gli aveva quindi consegnato 3mila euro in contanti e gioielli per un controvalore di circa mille euro, promettendogli poi di consegnargliene altri 3 o 4 mila euro non appena fosse riuscita a prelevare la somma in banca.

Questa ulteriore consegna di denaro, però, fortunatamente non è andata a buon fine: dalle carte processuali non è possibile sapere se l’anziana si sia resa conto da sola della possibile truffa o se è stata messa in guardia dal personale della banca o da qualche conoscente.

Fatto sta che la truffa è stata denunciata e, fatto non certo molto frequente, si è arrivati a identificare il presunto autore dell’odioso raggiro e a mandarlo a processo.

Ora, anche la condanna ad un anno e 4 mesi di reclusione. Il giudice ha rigettato la richiesta di rito abbreviato, a suo tempo presentata dall’imputato, e che gli avrebbe garantito uno sconto di un terzo sulla pena.

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