Troppi parti cesarei: ospedali a rischio multa

A Sondrio 27% di interventi, a Chiavenna 31%. La Regione: «Vanno ridotti o taglieremo i rimborsi».

Troppi parti cesarei: ospedali a rischio multa
L’ospedale di Sondrio
(Foto di Luca Gianatti)

Nei tre presidi ospedalieri della provincia (Sondalo, Sondrio e Chiavenna) il 26 per cento delle nascite - in base ai dati aggiornati al novembre 2015 - è avvenuto con parto cesareo: a Sondalo la percentuale è stata del 20 per cento (300 complessivamente i parti nel 2015), a Sondrio del 27% e a Chiavenna del 31 per cento (224 i parti tra cesarei e naturali lo scorso anno). Numeri che vanno abbassati secondo il nuovo direttore della struttura di Ginecologia ed Ostetricia degli ospedali della provincia di Sondrio, Federico Spelzini.

Anche alla luce delle nuove direttive regionali in base alle quali occorre ridurre il numero degli interventi che devono essere eseguiti solo quando è la scelta migliore per mamma e bambino. Gli ospedali che ne fanno troppi, saranno multati con la perdita di parte dei rimborsi del Pirellone (ovvero 200 euro in meno sui 2.200 dati per ogni cesareo). Secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute nelle strutture private lombarde l’84,6 per cento delle nascite avviene con taglio cesareo, in quelle pubbliche o convenzionate con la Regione i cesarei sono il 28,3 per cento.

Il dato è inferiore rispetto alla media italiana (36,7 per cento), ma comunque nettamente sopra gli standard europei, che sono intorno al 25 per cento. Nonché quelli dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), per la quale al cesareo si dovrebbe ricorrere al massimo tra il 10 e il 15 per cento dei casi.

«Quello che la Regione sancisce è legato alla normative nazionali che, a sua volta, si rifanno ad elementi tecnici per cui è più che giustificata la presa di posizione – commenta il dottor Spelzini -. Il discorso è complesso perché la pratica del taglio cesareo è legata alla classificazione di Robson, un modello che distingue le donne che devono partorire in varie classi, a seconda delle loro caratteristiche mediche. Per alcune il cesareo viene considerato indicato (ad esempio per i bambini podalici), per altre no. In Valtellina il trend storicamente è stato al di sopra dei requisiti minimi e questo impone un attento monitoraggio e azioni correttive nei confronti delle situazioni più critiche. Chiavenna purtroppo ha una tradizione decennale di tanti cesarei, che però sono in calo perché la Regione ci ha chiesto di abbassare di 6 punti percentuali i cesarei a Chiavenna ed è stato fatto. Lo stesso dìcasi per Sondalo che ha diminuito del 3 per cento, mentre a Sondrio i numeri sono rimasti uguali. Ciò può trovare una spiegazione nel fatto che, rispetto alla tendenza, ci sono stati trasferimenti di casi complessi o con maggiore patologie nei poli periferici».

Ma quali le cause di questo trend? Secondo il direttore queste vanno individuate nel basso volume di pazienti che afferisce nei reparti, nella formazione individuale del medico e nella logistica, ovvero nel meccanismo della reperibilità notturna del medico in assenza di una guardia notturna. Detto questo, la “ricetta” di Spelzini è: analisi, organizzazione e formazione. «Bisogna fare, e lo stiamo già facendo, un’analisi all’interno della popolazione e proporremo una formazione nei confronti di medici e ostetriche per identificare quali casi di cesareo si sarebbero potuti evitare - aggiunge -. Per il 2016 abbiamo già attivato nell’ufficio formazione in Asst corsi per alcune delle emergenze e urgenze ostetriche. Questo potrebbe contribuire a migliorare la qualità dei servizi. Il mio impegno è quello di riorganizzare l’attività ostetrico-ginecologica di tutta la Valle. Ci vorrà del tempo anche perché sono in fase di acquisizione degli elementi, ma ci sono margini di miglioramento e la volontà, da parte mia e dei miei collaboratori, di puntare alla qualità».

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