Strade, timori

per il cavalcavia

in zona Sassella

Sulla statale Servirà a superare l’imbuto della rotonda

Strade, timori per il cavalcavia in zona Sassella
Si discute ancora sul nodo viabilità e sul potenziamento dei trasporti

Preoccupazione per l’impatto dell’opera su uno degli angoli più belli e suggestivi di Sondrio, perplessità per un iter che secondo le voci critiche sollevatesi in queste ultime ore avrebbe potuto, avrebbe dovuto, essere diverso con il maggior coinvolgimento del territorio e la possibilità di valutare soluzioni alternative.

La prevista realizzazione del cavalcavia alla Sassella per superare l’imbuto della rotonda che nei momenti di maggior traffico causa lunghi incolonnamenti allungando i tempi di percorrenza da e per Milano, appena uscita dalla penombra in cui era rimasta dopo gli incontri tra Regione e amministrazioni locali interessate, provoca immediate reazioni. E non di soddisfazione.

Sotto il santuario

«Un cavalcavia sotto il santuario per risolvere il problema di una rotonda - scrive Ugo Parolo deputato della Lega, affidando alla piazza pubblica di Facebook il suo pensiero -. Ma alla Sassella le rotonde sono due (nei disegni una è indicata come provvisoria, nda). Si parla di progetti esecutivi quindi sembra tutto già deciso. Peccato! Se ci fosse stato un confronto io avrei suggerito tra le fattibilità anche l’ipotesi di spostare la ferrovia di qualche metro, risolvendo così entrambe le criticità sulle rotonde, allargando la sede stradale senza realizzare cavalcavia, con un impatto ambientale minimo. Dopotutto Anas e Ferrovie dello Stato sono un’unica società, non mi sembrava così difficile farle dialogare. Prendo atto con rammarico» conclude.

Matteo Lorenzo De Campo, amministratore delegato del Gruppo Maganetti, prima azienda in Italia ad aver ricevuto la certificazione Soslog per la logistica sostenibile, suggerisce la possibilità di unire al progetto che mira a dividere la viabilità locale, che continuerebbe a utilizzare la rotonda sotto il cavalcavia, da quella di scorrimento (la sopraelevata, appunto), un sottopasso, così da chiudere il passaggio a livello successivo, quello di Caiolo che provoca altri problemi.

Della necessità di un maggiore coinvolgimento del territorio, della preoccupazione per i tempi stretti in vista delle Olimpiadi 2026 e anche del pesante impatto ambientale della soluzione fin qui prospettata parla Michele Iannotti, segretario provinciale del Partito democratico, nonché consigliere comunale ed ex assessore ai Lavori pubblici del capoluogo.

«La preoccupazione riguarda in particolar modo gli interventi di accesso al capoluogo - dice Iannotti -. Riteniamo che debbano essere studiati per avere l’impatto ambientale più basso possibile visto che si interverrà nella vicinanza di ambiti sensibili e da preservare, primo tra tutti quello della bellissima chiesa della Sassella, ma anche del centro abitato di Montagna piano. Il viadotto a fianco del Santuario è l’unica soluzione possibile o ce ne sono altre meno impattanti? Se esistono che vengano esplorate fino in fondo. Non aspettiamo di vedere già impacchettato un progetto definitivo per aprire successivamente un confronto e dover accelerare l’iter per evitare di perdere il finanziamento, rischiando così di produrre opere devastanti per il nostro territorio».

La condivisione

L’unico modo per farlo, secondo Iannotti, è la condivisione, «la più ampia possibile sul territorio, così come trovata in passato per tutti gli interventi legati alla viabilità provinciale» ricorda, attraverso lo strumento dell’Accordo di programma, previsto dalla normativa regionale, «che assicura il giusto coordinamento delle attività necessarie all’attuazione delle opere sotto tutti i punti di vista» visto che coinvolge Regione, Provincia, Camera di commercio, Anas, Comune di Sondrio e Comunità montane interessate, oltre a tutti gli altri enti locali e portatori di interesse «che devono giustamente essere coinvolti» conclude.

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