«Settimana corta alle superiori? In provincia di Sondrio è impossibile»

I presidi delle superiori bocciano l’idea di non fare lezione al sabato per risparmiare sull’energia

«Settimana corta alle superiori? In provincia di Sondrio è impossibile»
Il sistema dei trasporti in provincia non consente di pensare a ulteriori rientri pomeridiani a scuola

Settimana corta contro il caro-energia? La risposta è no.

Non convince. Anzi non piace per niente ai dirigenti scolastici delle scuole superiori di Sondrio l’ipotesi che sta circolando a più riprese, peraltro avanzata una settimana fa, il primo giorno di scuola, anche dal presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana. In un intervento a radio Rtl 102.5 lo scorso 12 settembre il governatore lombardo ha detto che per risparmiare su riscaldamento e corrente elettrica si potrebbe pensare di ridurre l’orario scolastico a cinque giorni alla settimana, anziché sei, rimanendo a casa di sabato.

Tutti concordi

Da noi interpellati in merito, scuotono la testa Giovanna Bruno, Gianmaria Toffi e Massimo Celesti per una serie di ragioni oggettive: anzitutto l’inconciliabilità con il sistema locale dei trasporti - in particolare quello ferroviario -, alla luce dell’alto pendolarismo degli studenti che gravitano sul capoluogo.

Ma anche per vincoli sulla pianificazione oraria, in particolare per i gli istituti tecnici e professionali, che già hanno rientri pomeridiani, essendo le ore settimanali 30, in alcuni casi anche 33. Oltre ad aspetti non secondari legati alla didattica: rientri pomeridiani tutti e cinque giorni, ruberebbero tempo allo studio.

«Ci sono due ordini di problemi. Il primo è pratico - dice Celesti, preside dell’istituto tecnico tecnologico Mattei, che conta più di 900 iscritti -. Con circa l’80% di studenti pendolari, il sistema dei trasporti, in particolare gli orari dei treni, di cui si serve la maggior parte degli alunni, non combaciano». Poi c’è un problema di tipo didattico: «Con 32 ore settimanali da distribuire su cinque giorni gli alunni arriverebbero a casa ogni pomeriggio molto tardi. Il tempo da dedicare allo studio sarebbe minimo, il che diventerebbe problematico».

«Non se parla: le scuole hanno già pagato abbastanza pegno - tassativa Giovanna Bruno, il cui polo liceale “Città di Sondrio”, che dirige, conta quasi 1.200 studenti: non ci sono i mezzi di trasporto in orario pomeridiano calibrati su quelle delle lezioni. Fateci fare scuola normale, come sempre, in presenza finalmente, con tempi giusti e distesi per la didattica, per riflettere e metabolizzare quanto si apprende in classe».

Ostacoli

Anche Toffi, preside al De Simoni-Quadrio, da quest’anno anche reggente al convitto Piazzi con il tecnico agrario e il professionale Besta-Fossati (più di 1.100 studenti in totale), la pensa come i suoi colleghi.

«Mi sembra ci siano dei vincoli insormontabili, poiché la settimana corta presupporrebbe un completo rifacimento della pianificazione oraria, ingestibile in corso d’anno. Impossibile rifare tutti gli orari», considerando che ci sono docenti che lavorano su più scuole, in plessi distanti anche svariati chilometri tra loro.

Anche Toffi conviene con il collega Celesti: «Sul piano didattico ritengo ci siano vincoli forti per gli istituti tecnici e professionali con 32, anche 33 ore la settimana. Nei rientri pomeridiani che già fatto si fa lezione a tutti gli effetti, vuoi in laboratorio, vuoi in classe».

Sono consapevoli i dirigenti di quanto il periodo cui ci si affaccia con l’arrivo dell’autunno prima e dell’inverno poi non sia dei più semplici sotto il profilo energetico con i costi in continua ascesa: «É vero che la scuola in Italia riguarda circa 8 milioni di studenti: sono consumi assolutamente importanti. Ma è un servizio accanto ad altri, che riguarda i nostri giovani e il loro futuro – rimarca Toffi -. Un’eventuale ipotesi di razionamento dovrebbe spalmarsi su tanti altri settori dell’amministrazione pubblica e non solo. Queste sono misure, che richiamano a scenari di economia di guerra».

Daniela Lucchini

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