Reintegro personale no vax. Ordine dei medici perplesso

Senza vaccinazioni Il presidente Innocenti: «Non ce l’aspettavamo» Il via libera nel territorio riguarda undici medici e sessanta infermieri

Reintegro personale no vax. Ordine dei medici perplesso
Centro vaccinale Policampus: il presidente Innocenti riceve una dose

Undici medici e 60 infermieri, unitamente ad altre figure del comparto sanitario iscritte agli appositi albi, potranno tornare al lavoro, in provincia di Sondrio, vuoi in Asst Valtellina e Alto Lario, vuoi in studi medici in cui si esercita la libera professione, in strutture sanitarie e socio sanitarie accreditate o private, piuttosto che sul territorio. In Asst sono 29 i reintegrati, di cui 6 infermieri.

In anticipo sulla tabella di marcia, cioè dal 1° novembre anziché dal 31 dicembre, come previsto in origine, è stata decretata dal Governo l’abolizione dell’obbligo vaccinale anti Covid per il personale sanitario, in vigore dal 27 dicembre 2020, e che, quindi, ora, può tornare al lavoro.

Andrà indossata la mascherina in tutti gli ambienti in cui si opera, a tutela della propria persona e dei pazienti, però, di fatto, il “bollino” di no vax, viene tolto, e questo non convince tutti in ambito sanitario.

Certamente non convince l’Ordine dei medici e degli odontoiatri della provincia di Sondrio, presieduto da Alessandro Innocenti, che, ieri, da noi contattato, si è detto fortemente perplesso.

«Evidentemente il Governo vuol far vedere che esiste, però, noi, una decisione così improvvisa e di impatto, dopo mesi tribolati trascorsi a esaminare posizioni e documenti relativi ai medici non vaccinati, non ce lo aspettavamo - dice Innocenti - . Dopodiché, come Ordini professionali, siamo organi sussidiari dello Stato, per cui tenuti ad osservare e, soprattutto, applicare le leggi, e come l’abbiamo fatto, con grandi difficoltà, per la normativa sull’obbligo vaccinale, lo faremo anche ora».

Anche se, per Innocenti, simili decisioni andrebbero assunte sentendo, anche, le parti sociali coinvolte. «Sì, perché, ripeto, sono situazioni delicate in cui dovrebbe essere prevista anche una certa gradualità, nei rientri - afferma Innocenti - , invece ora ci troviamo con questo decreto, emesso, tra l’altro, in un festivo, che non dà delle indicazioni chiare su come comportarci. E se posso permettermi non condivido, tra l’altro, l’assunto del ministro laddove ha imputato l’adozione dell’obbligo vaccinale a una scelta più ideologica che basata sulla scienza, quando, invece, il provvedimento era stato assunto su indicazione di una rosa di esperti di altissimo livello, membri del Comitato scientifico nazionale».

Un provvedimento divisivo, allora, al momento in cui è stato adottato, quello dell’obbligo vaccinale, e divisivo, ora, che viene abolito. Tant’è che a prenderne le distanze è anche Letizia Moratti, vicepresidente ed assessore regionale al Welfare fino alla giornata di ieri, quando ha rimesso le deleghe registrando, fra l’altro «con preoccupazione - ha detto - la scelta di anticipare il reintegro dei medici e degli altri professionisti della sanità non vaccinati, così come il condono sulle multe ai no vax, e la diversa sensibilità sull’importanza dei vaccini».

Prospettive

L’impressione è che, la coda polemica, su questo capitolo, non sia destinata ad esaurirsi a stretto giro di posta, e, anzi, Alessandro Innocenti, a questo punto, ventila l’eventualità «che si valuti - dice - proprio a livello di Ordini professionali della nostra categoria, di introdurre nel codice deontologico, esplicitandolo, il dovere di sottoporsi alle vaccinazioni quando obbligatorie. Perché il risultato, oggi, è che avremo medici, anche se pochissimi, forse uno, su 11, in corsie ospedaliere, non vaccinati e, quindi, più esposti agli effetti del virus, e più in grado di contagiare i pazienti, se asintomatici. E non mi sembra un gran risultato».

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