Ordinati due nuovi sacerdoti. Festa in Valfurva per don Jacopo

La celebrazione Il vescovo ha ordinato in Cattedrale due sacerdoti, tra cui don Jacopo Compagnoni, di Valfurva. A Como erano presenti decine di fedeli arrivati anche da Bormio e Sondrio, dove ha svolto nove mesi di ministero

Ordinati due nuovi sacerdoti. Festa in Valfurva per don Jacopo
I nuovi sacerdoti con i genitori e il vescovo: a sinistra don Davide Corti, a destra don Jacopo Compagnoni

Essere preti «consiste in una disponibilità ad accogliere, ad amare e servire tutti, in piena gratuità, in un silenzioso lavoro, tenace e amorevole».

È questo l’impegno che ieri mattina, nella cattedrale di Como, il vescovo Oscar Cantoni ha consegnato a don Jacopo Compagnoni, venticinquenne di Madonna dei Monti, e a don Davide Corti, trentatreenne di Parè di Colverde (Co), durante il solenne rito in cui li ha elevati all’ordine del presbiterato.

«Si tratta di un dono - ha aggiunto il vescovo Oscar - che non potrete trattenere per voi stessi, ma che saprete condividere, perché i doni di Dio si moltiplicano solo nella misura in cui si spendono, si mettono cioè a disposizione degli altri».

Una lunga processione, partita dal palazzo vescovile, ha aperto la celebrazione di ieri mattina. Lentamente hanno percorso la navata della cattedrale gli oltre cento concelebranti.

Tra l’assemblea decine di furvaschi e di bormini, che hanno visto nascere e maturare la vocazione di don Jacopo, tanti sondriesi, dove il giovane ha speso gli ultimi nove mesi di ministero diaconale, poi i rappresentati delle comunità incontrate anche da don Davide negli anni di seminario.

Nell’omelia il vescovo Oscar ha richiamato la frase biblica, tratta dal libro dell’Apocalisse, scelta da entrambi i novelli sacerdoti per annunciare l’ordinazione con i tradizionali poster distribuiti in tutte le parrocchie della Diocesi: “L’Agnello sarà il loro pastore”. «È l’Agnello immolato e vittorioso, cioè Cristo Gesù, crocifisso e risorto -ha affermato il vescovo -, che ci guida alle fonti della vita, a cui ciascun uomo aspira, cioè la pienezza della pace e della gioia. È lui che oggi vi chiama di nuovo, è lui a cui rispondete con rinnovata adesione».

Monsignor Cantoni ha quindi offerto alcuni consigli a don Jacopo e don Davide.

«Non dimenticate - ha detto - che per essere buoni pastori, ossia educatori del popolo di Dio, dovete mantenervi buone pecore, se volete essere di esempio ai fratelli e alle sorelle che vi ascoltano, ma che soprattutto vi vedono, vi osservano attentamente. La gente crede di più agli occhi che alle orecchie! Resterete quindi, anche da pastori, parte integrante del gregge del Signore».

Per seguirlo «con docilità e fiducia, dovunque vada - ha proseguito -, anche su strade scoscese, alla ricerca di quanti hanno fame e sete di amore, di verità e di bellezza. State accanto a chi soffre, a chi si sente lontano o escluso dalla Chiesa. La vostra non è una professione, ma una donazione, non un mestiere, ma una missione».

Per la quale è necessario mantenersi, secondo monsignor Cantoni, «“forti amici” del Signore, persone innamorate di Lui, perché solo così potrete parlarne, in modo tale che altri ne restino affascinati e lo possano, a loro volta, amare e seguire. La gente comprende “al volo” se siete dei semplici funzionari, ripetitivi di un messaggio, stanchi e spesso delusi, o veri testimoni, persone a cui brillano gli occhi quando parlano di Gesù».

Infine, il vescovo Oscar ha invitato ad imparare «a “dare la vita”, a spendervi con generosità non nelle grandi occasioni, ma con una fedeltà che si traduce in un vero e proprio “martirio quotidiano”». Senza «gesti eroici, ma quale frutto di tanto prolungato amore quotidiano».

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