Omicidio di Brusio

Gatti, permesso premio

dopo 10 anni scontati

Dopo la condanna a 23 anni per il duplice delitto in Svizzera nel 2010, l’uomo di Castione ha maturato il diritto di tornare brevemente a casa

Omicidio di Brusio Gatti, permesso premio dopo 10 anni scontati
Ezio Gatti durante un’udienza del processo in Assise a Sondrio, nel 2013
(Foto di gianatti)

Dopo oltre dieci anni di detenzione, tra reclusione in carcere e arresti domiciliari con braccialetto elettronico, per Ezio Gatti, 50enne di Castione Andevenno condannato in via definitiva a 23 anni quale mandante del duplice omicidio di Brusio, in Svizzera, si avvicina il momento del primo permesso premio.

Presto, infatti, Gatti potrà tornare in Valtellina, nella sua Castione, per trascorrere un po’ di tempo con il figlio e con il resto della famiglia, per poi, però, fare ritorno nella sua cella.

La situazione

Una possibilità offerta dal fatto che il 50enne ha già scontato una importante parte della sua pena. La condanna definitiva è stata di 23 anni di reclusione, e finora Gatti ha trascorso tra carcere e domiciliari 10 anni sui 23 previsti.

Inoltre, vi è stata la buona condotta portata avanti in questo periodo dal detenuto. Un’opportunità, quindi, che potrà poi riproporsi, con altri permessi speciali.

Non solo: l’amministrazione penitenziaria sta anche operando per trovare al valtellinese un lavoro che possa permettergli di trascorrere alcune ore al giorno fuori dalla sua cella, così da agevolare il suo reinserimento nella società permettendogli di dare il proprio contributo alla comunità.

La condanna a 23 anni è divenuta definitiva a inizio marzo del 2018 con la conferma da parte della Corte d’Appello di Milano, che ha rigettato il ricorso presentato dall’avvocato Carlo Taormina e confermato, appunto, la sentenza già pronunciata dalla Corte d’Assise del Tribunale di Sondrio.

Ezio Gatti è stato condannato per il reato di concorso “anomalo” nel duplice omicidio di Gianpiero Ferrari e di sua moglie Gabriella Plozza, avvenuto il 20 novembre 2010 nella loro casa a Zalende, frazione di Brusio, in Svizzera, a pochi chilometri dal confine italiano di Tirano.

Il raid

Secondo i giudici fu Gatti a organizzare una sorta di “raid punitivo” mandando Ruslan Cojocaru, oggi 40enne, moldavo ex tenente della Polizia nel suo Paese, per tentare di estorcere denaro a marito e moglie con cui era da tempo in affari. Una missione poi degenerata e sfociata in una vera e propria mattanza.

Per quanto riguarda il moldavo, la Corte di Cassazione, a febbraio del 2018, aveva rispedito ai colleghi di Milano la sentenza di secondo grado, e i togati del capoluogo lombardo lo hanno rigiudicato, ma unicamente per l’aggravante della crudeltà. La decisione dei giudici milanesi a novembre dello stesso anno ha cancellato l’ergastolo e condannato Cojocaru a 30 anni di reclusione, escludendo l’aggravante della crudeltà e confermando, invece, la tesi che si trattò di un delitto d’impeto.

Susanna Zambon

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