Nei Grigioni lavorano 120 nostri infermieri. Lo stipendio è tre volte quello italiano

I professionisti del settore che lavorano oltre confine guadagnano 4/5 mila euro «Non servono indennità»

Nei Grigioni lavorano 120 nostri infermieri. Lo stipendio è tre volte quello italiano
L’ospedale San Sisto di Poschiavo

Sono almeno 120 gli infermieri iscritti all’Ordine delle professioni infermieristiche della provincia di Sondrio che hanno scelto di lavorare oltre frontiera, nella vicina Svizzera. Non certo perché in provincia manchino le opportunità, considerata la fame di infermieri che incombe (39 le iscrizioni nel 2022 all’Albo provinciale a fronte di 90 cancellazioni), ma perché lo stipendio è da due a tre volte tanto quello italiano.

«In Italia un infermiere anziano, per così dire prossimo alla pensione, arriva a guadagnare intorno ai 2mila euro netti - osserva Giuseppe Franzini, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche della provincia di Sondrio - mentre un infermiere appena laureato, neoassunto, percepisce intorno ai 1.500 euro netti. Questo a fronte di paghe mensili che, in Svizzera, viaggiano fra i 4mila e i 5mila euro netti».

Che pesano ancora di più, nelle valutazioni degli infermieri della nostra provincia, se frontalieri. Se cioè si recano in Valposchiavo o in Val Bregaglia a lavorare quotidianamente e fanno ritorno a casa alla sera. In quel caso il tesoretto che riescono ad accumulare mensilmente, è più che interessante. Se invece vivono in Svizzera, come nel caso di coloro che lavorano nel Canton Ticino, qualche spesa in più la devono mettere in conto, ma comunque il risparmio mensile è sempre alto in ragione di uno stipendio elevato. Più alto di quello che riuscirebbero a garantirsi in Italia.

E, per Franzini, l’indennità di confine che le forze sindacali, in particolare la Funzione pubblica Uil della provincia di Como, ha chiesto a Regione Lombardia di introdurre, anche attraverso una raccolta firme avvenuta nella fila dei professionisti lariani, allo scopo di favorire il mantenimento in loco degli infermieri, non è destinata a fare la differenza, anzi. Andrebbe a creare ulteriori discriminazioni e storture del mercato del lavoro interne.

«Non è attraverso un’indennità di questo tipo, che penso non possa essere superiore a 200-300 euro, che si può affrontare e risolvere veramente un problema così grande e che parte da politiche nazionali - dice Franzini - C’è un gap enorme fra gli stipendi italiani e quelli svizzeri e un’indennità regionale non lo sana. Anzi, crea discriminazioni nella categoria in quanto la si prevedrebbe ad esempio per gli infermieri di Como, e per quelli di Lecco? No? In tal caso andrebbe a finire che le maestranze di Lecco si sposterebbero su Como per avere l’indennità aggiuntiva. E si creerebbero scoperture sulle strutture di Lecco. No, dico che così non va, perché la coperta è, e resterebbe, corta. Quel che serve è un ripensamento della politica nazionale e una revisione al rialzo dei contratti in modo da offrire una retribuzione congrua alle responsabilità conferite al professionista. Che, ricordo, è laureato ed è talmente ben formato da essere molto richiesto dal mercato svizzero, ma anche tedesco e inglese. All’estero fanno ponti d’oro ai nostri infermieri perché hanno una formazione superiore ad altri, in Europa».

E il fatto che la formazione sia elevata è un dato molto positivo, solo che, occorre invertire la rotta ed evitare che queste figure, così preparate, lascino il paese e vadano a lavorare fuori. Atteso che, come noto, sono già in numero inferiore ai fabbisogni.

In provincia di Sondrio, sono 1.748 gli iscritti all’Ordine con un numero di cancellati-anno che è tre volte tanto quello dei nuovi iscritti.

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