Muretti Unesco, è l’ora delle sfide

Terrazzamenti, la presidente di ProVinea, Cristina Scarpellini: «Il territorio valorizzi questo riconoscimento». E sull’iscrizione a Patrimonio dell’umanità delle Colline del Prosecco dice: «Servirebbero anni e grande coesione».

Muretti Unesco, è l’ora delle sfide
La troupe di “Linea Bianca” a Tirano con il conduttore Massimiliano Ossini durante alcune riprese

Non sono mancate le reazioni in Valtellina alla notizia delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene iscritte nella lista Patrimonio dell’amanità Unesco. Abbiamo contattato Cristina Scarpellini, presidente della Fondazione ProVinea, che ha commentato la notizia.

«Credo che il riconoscimento Unesco alla zona del Prosecco - spiega - testimoni un grande lavoro di squadra e di una visione imprenditoriale di un territorio che per questo obiettivo ha lavorato da una decina d’anni, con un grande lavoro di coesione di tutte le parti partecipanti: dalla politica, alle associazioni di categoria, agli imprenditori e agli abitanti di quei territori». Impossibile non fare un paragone alla situazione valtellinese e alla candidatura Unesco dei vigneti terrazzati che venne rimandata. «Qualora ci sia la voglia di riprovare a portare avanti una candidatura Unesco per i vigneti terrazzati valtellinesi come bene materiale - aggiunge - ci sarebbe da fare un lungo lavoro di anni, come insegna la vicenda del Prosecco e servirebbe una coesione imprenditoriale e istituzionale a tutti i livelli».

La domanda che sorge spontanea è se alla Valtellina serva questo riconoscimento oppure no. «Oggi il mondo è cambiato- continua Scarpellini- per riprendere in mano una candidatura come quella dei vigneti terrazzati valtellinesi servirebbe partire praticamente da zero, perché nel frattempo sono mutate le relazioni a livello Unesco e anche il mondo del vino è molto diverso rispetto a quello di dieci anni fa. Se qualcuno si facesse avanti insieme al comparto del vino come ProVinea saremmo in prima linea, ma credo che allo stato attuale sia importante soffermarsi su quanto abbiamo raggiunto».

Il riferimento è al riconoscimento Unesco del 28 novembre 2018, quando i muretti a secco, nello specifico “l’arte dei muretti a secco”, è stata inserita come Patrimonio immateriale dell’umanità, una candidatura presentata dall’Italia in collaborazione con Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera, a dimostrazione che questo tipo di arte sia un’opera culturale internazionale di grande rilievo.

Sul tavolo c’è anche un altro tema importante, l’inserimento dei vigneti terrazzati del versante retico della Valtellina candidati al registro nazionale dei Paesaggi rurali storici, illustrata in occasione del convegno dal titolo “Valtellina, un patrimonio chiamato territorio”, lo scorso 21 maggio a Sondrio. «Al momento la candidatura a Paesaggio rurale storico è stata presentata al ministero delle Politiche Agricole, il responso dovrebbe arrivare per settembre. Quello di fatto sarebbe il trampolino di lancio per l’iscrizione nei programmi Fao, più competente in tema di agricoltura, per proteggere il territorio dei terrazzamenti dall’abbandono, come ampiamente discusso nel convegno andato in scena lo scorso mese di maggio a Sondrio. Sul riconoscimento Unesco dell’arte dei muretti a secco ritengo che sia stato fatto un grandissimo lavoro praticamente a costo zero, dobbiamo cercare di sfruttare questo riconoscimento in chiave turistica e di territorio, poi magari ripensare successivamente alla candidatura bene materiale Unesco in maniera coesa».

Una donna determinata Cristina Scarpellini, che porta avanti con la Fondazione ProVinea un lavoro improntato in ottica di sussidiarietà. «Il principio di sussidiarietà è quello per cui in alcuni casi ci sono delle iniziative che partono dal privato e diventano di ambito pubblico, in parte con ProVinea è successo questo, ora sta a noi coinvolgere le istituzioni per farci sentire e diventare sempre più uniti e compatti. In Valtellina abbiamo di fronte una serie di opportunità, bisogna concentrare le forze in campo per arrivare a un obiettivo comune, se questo significa Unesco ben venga ma ricordiamoci che allo stato attuale in Italia ci sono 55 siti registrati al patrimonio dell’Umanità, aggiungersi a questa lista diventa sempre più difficile».n 
Marco Bormolini

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