Maggio caldissimo, un guaio per i ghiacciai

L’esperto Riccardo Scotti, glaciologo: «Quest’inverno accumulo scarsissimo, sarà un’estate drammatica»

Maggio caldissimo, un guaio per i ghiacciai
Un’immagine eloquente: il progressivo ritiro del ghiacciaio Fellaria

Temperature alte, altissime per questo periodo: il caldo anomalo di maggio ha fatto subito pensare al 2003, anno in cui il clima già estivo di questo mese fu preludio dell’estate più torrida a memoria d’uomo.

Se sarà così anche quest’anno è presto per dirlo, intanto secondo i meteorologi di 3Bmeteo nelle prossime ore assisteremo a una escalation del caldo africano. Le zone italiane più colpite, proprio le regioni di nordovest. Un bollettino pienamente estivo, degno del mese di luglio, che si inserisce in una situazione molto delicata sul fronte della siccità e su quello dei ghiacciai.

«Per quanto riguarda le previsioni per la stagione estiva, è molto probabile che le temperature saranno sopra la media, ma è difficile ora dire se e quanto sarà eccezionale - afferma Riccardo Scotti del Servizio glaciologico lombardo -. Certo è che sarà una stagione difficilissima per i ghiacciai: l’accumulo questo inverno è stato scarsissimo, il peggiore sicuramente degli ultimi dieci anni, forse anche di più. La prossima settimana effettueremo i rilievi e avremo un’idea più precisa, ma non ci sono dubbi. E’ rimasta pochissima neve e questo maggio così caldo sta sciogliendo anche la poca rimasta. E’ praticamente sicuro che sarà un’estate drammatica per i ghiacciai, con grandi perdite».

«Ma non possiamo certo parlare di un colpo di grazia - precisa Scotti - non è un mese più o meno caldo che modifica chissà quanto le cose, purtroppo stiamo parlando di un processo che va avanti da decenni e che continua ad accelerare».

Poca neve accumulata significa anche fiumi e laghi in secca. Confrontando i dati 2021-2022 dei grandi bacini naturali del Nord, oggi tutti sotto media, si può notare come, ad eccezione del lago di Como che nelle ultime settimane si è rialzato, le differenze siano notevoli: un anno fa Garda ed Iseo erano quasi al colmo di piena come il Maggiore, cui oggi manca invece un 50% del volume d’acqua presente l’anno scorso (attualmente è al 39,5% di riempimento) e che, permanendo le attuali condizioni, segnerà prossimamente nuovi record di altezza minima.

A segnalare gli allarmanti trend idrici in questo periodo, oggi afoso e tradizionalmente piovoso, è l’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche, che fa notare come in Lombardia la neve che va sciogliendosi è circa il 62% in meno di quella normalmente presente nel periodo.

«A parte la siccità, le cui cause sembrano essere un po’ più complesse da analizzare – conclude Riccardo Scotti – questo aumento delle temperature è senza dubbio la conseguenza di un cambiamento climatico di origine antropica che era ampiamente previsto, e forse addirittura più violento e veloce di quanto si pensasse. Ovviamente non si può pensare a un dietrofront a breve termine, ma se si riuscisse a diminuire drasticamente le emissioni nel prossimo decennio si potrebbe, forse, stabilizzare un aumento che, altrimenti, di certo non frenerà ma, anzi, continuerà la sua corsa».

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