L’incendio degli escavatori. «Doloso, ci sono indagati»

Castello dell’Acqua Dissequestrati i mezzi dell’impresa di Tresenda Il titolare: «Danni per 300 mila euro, colpa di invidia o gelosia»

L’incendio degli escavatori. «Doloso, ci sono indagati»
Il mezzo, dissequestrato, è tornato nelle disponibilità dell’impresa, ma è inservibile

Cinque mesi dopo l’incendio che distrusse due escavatori a Castello dell’Acqua in località Cà Colombini, la Procura di Sondrio ha dissequestrato i due mezzi, completamente distrutti e ormai inservibili.

Nei giorni scorsi, quindi, la ditta Costruzioni eredi Del Marco di Tresenda di Teglio ha recuperato gli escavatori, che prima erano sotto sequestro per le indagini ancora in corso. «Sono da buttare – racconta il titolare dell’azienda -. Un danno di poco meno di 300mila euro. Ma a fare più male non è il danno economico, ma quello morale. Siamo persone serie, non abbiamo mai avuto problemi, è terribile vedere che qualcuno possa fare un gesto simile, forse per invidia o gelosia».

Sì, perché non ci sono dubbi che il rogo che il 9 maggio scorso ha distrutto gli escavatori sia doloso. E gli inquirenti sembra abbiano anche stretto il cerchio attorno agli autori.

Il fascicolo aperto in Procura a Sondrio, infatti, è a carico di persone note. Non si sa, al momento, quali siano i nomi iscritti sul registro degli indagati, occorrerà attendere la chiusura delle indagini (e il dissequestro degli escavatori fa pensare che potrebbe non mancare molto) e l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio dei presunti autori dell’incendio, che destò grande allarme soprattutto per le modalità da criminalità organizzata.

L’episodio risale al 9 maggio scorso: prima delle 8, un operaio dell’impresa ha trovato i due mezzi dell’azienda semi distrutti e ancora “fumanti”. L’incendio, probabilmente appiccato nella notte, si era ormai quasi esaurito da solo, senza l’intervento dei vigili del fuoco, giunti solo più tardi quando l’operaio li ha chiamati.

I due escavatori si trovavano a poche decine di metri dalla strada, ma in una zona non certo di passaggio, tanto che finché il dipendente non si è recato sul posto nessuno si è accorto di quello che stava accadendo. Sono arrivati i vigili del fuoco del Comando provinciale di Sondrio e, più tardi, da Milano sono giunti a Castello anche i colleghi del Niat (Nucleo investigativo antincendio territoriale), specializzati nelle indagini a seguito di roghi chiaramente dolosi. Sono intervenuti anche i carabinieri: sono stati loro, in questi cinque mesi, ad indagare per ricostruire l’accaduto e cercare di arrivare ai responsabili.

Subito si era pensato che dietro al rogo potesse esserci un lavoro svolto dall’azienda tellina, che in quel periodo si stava occupando dell’intervento di regimazione idraulica sotto la strada di Cà Colombini e stava ormai per terminare il secondo dei sette interventi previsti nella zona a ridosso del torrente. Ma, anche se di certezze al momento non ce ne sono, sembra ormai essere escluso che quell’intervento sia in qualche modo legato al rogo doloso.

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