Le immagini choc di Secam: «Una rete con casi limite»

Sulla rete idrica Secam ha trovato «situazioni al limite» in diversi centri della provincia: l’ha spiegato venerdì sera all’assemblea indetta dall’Adiconsum l’amministratore delegato dell’azienda Gildo De Gianni.

Le immagini choc di Secam: «Una rete con casi limite»
Alcune delle immagini che sono state mostrate durate la serata

Casi di inquinamento batteriologico, animali vivi e morti dentro l’acqua, macchinari obsoleti o fermi, sorgenti con i pannelli di chiusura rotti e quindi esposte alle contaminazioni. Sulla rete idrica Secam ha trovato «situazioni al limite» in diversi centri della provincia: l’ha spiegato venerdì sera all’assemblea indetta dall’Adiconsum l’amministratore delegato dell’azienda Gildo De Gianni, e i tecnici hanno illustrato alcuni dei problemi con le foto scattate durante i sopralluoghi.

I problemi sono nati dalle difficoltà dei Comuni nel far fronte alla manutenzione delle reti, ha sottolineato De Gianni, fra tagli alle risorse e patto di stabilità, e l’azienda ha dovuto intervenire con «lavori straordinari, non previsti nel piano» per porre rimedio in vari luoghi. I tecnici di Secam, l’ingegner Brigitte Pellei e il geometra Diego Samaden, hanno illustrato alcuni casi riscontrati in diversi Comuni, senza segnalare le località ma evidenziando, con l’aiuto delle foto, la portata dei problemi individuati. Le verifiche sono state fatte «punto per punto, dalla captazione alla depurazione, per ciascuna rete idrica comunale», ha spiegato Pellei, e non sono mancate le sorprese negative. «In molti punti è stato individuato un inquinamento batteriologico importante – ha sottolineato l’ingegnere di Secam -, anche per via delle sorgenti esposte alle contaminazioni esterne, per la rottura di strutture o pannelli. In alcuni casi abbiamo trovato animali, vivi e morti, nelle opere di disconnessione, altrove c’erano depositi di sporco che finiva poi nelle tubature».

I tecnici Secam hanno trovato anche «sorgenti improvvisate, cioè captazioni su corsi d’acqua a cielo libero, quindi non protette dalle contaminazioni della fauna», hanno spiegato, condotte di adduzione non ancora interrate ma “volanti”, «serbatoi con serie perdite» e pure scarichi fognari che finivano direttamente nei corsi d’acqua per guasti ai collettori. «Nelle nostre zone l’acqua non viene clorata, si utilizzano i debatterizzatori a raggi Uv – ha spiegato Pellei -, ma molti di quelli montati sulle reti erano obsoleti, rotti o fermi. Molti impianti per rimuovere l’arsenico presentavano masse filtranti esaurite che è stato necessario sostituire, mentre in alcune zone abbiamo riscontrato livelli elevati senza interventi o con apparecchi ormai vecchi».

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