«La sua è una lezione eterna

Da qualunque Inferno si esce»

L’incontro Il professor Sabatini ha parlato agli studenti al Teatro Sociale

«Andate subito a vedere il materiale in visione, la poesia salva la vita»

«La sua è una lezione eterna Da qualunque Inferno si esce»
Alcuni dei ragazzi presenti ieri mattina al convegno

Lunga storia quella della Banca Popolare di Sondrio: una storia di crescita, di valori, di cultura, come recita la sintesi perfetta del suo 150°.

Una crescita che continua nel tempo, arroccata attorno a valori imprescindibili, e che punta decisamente sulla cultura. E proprio nel segno della cultura celebra il suo 150° con un evento di grande caratura dedicato al padre della lingua Italiana nel 700° dalla sua morte, il “DantedìValtellina” dedicato al mondo scolastico.

Un incontro a più voci al Teatro Sociale di Sondrio, condotto affabilmente da Mina Bartesaghi alla presenza di una folta rappresentanza di studenti e almeno altri 400 in collegamento streaming. Nel fermento di una intensa mattinata, un volto noto e amabile della tv, autorevole voce della lingua italiana, Francesco Sabatini, professore emerito dell’Università di Roma Tre e presidente emerito dell’Accademia della Crusca, che si rivolte empaticamente ai giovani: «Parlare di Dante significa parlare della lingua italiana. Se volete avere una visione immediata della sua opera avvicinatevi ai cimeli, libri, disegni, manoscritti in mostra, che vi faranno riflettere e rendere conto che sono documenti che fanno parte di processi culturali, proiezione dei concetti stessi della vita».

A introdurre l’illustre ospite il presidente della Bps, Francesco Venosta, felice in compagnia del consigliere delegato Mario Alberto Pedranzini di condividere un evento solenne e qualificato che offre il privilegio di scoprire l’essenzialità della cultura del Sommo Poeta. «Da qualsiasi Inferno si può uscire a riveder le stelle: è questo il messaggio dantesco», sottolinea il prefetto Salvatore Rosario Pasquariello. Il “provveditore” Fabio Molinari, dopo aver letto il messaggio augurale del ministro Patrizio Bianchi, consegna simbolicamente un vocabolario d’Italiano della Treccani a uno studente, sostenendo che il messaggio di Dante è rivolto a ogni uomo che si mette in ascolto dialogando con lui.

Primo Levi

Applaudita dagli studenti Marcella Fratta, assessore alla Cultura, che ha rimarcato l’importanza di una lingua che ci accomuna grazie ai versi immortali di Dante che raccontano la vita. Una necessità vitale per Enrico Castelli Gattinara, docente di lettere e saggista, che si chiede: “Perché non possiamo fare a meno di Dante?”.

Una disamina attenta e rigorosa, la sua, contro le leggi del profitto che dimenticano l’importanza della poesia segnata da un impalpabile filo rosso, l’emozione di qualcosa sedimentato nel cuore e nella mente che all’improvviso ritorna e ci salva. L’esempio lampante è il caso di Primo Levi, deportato nei “campi di lavoro” dell’efferata ideologia nazista che aveva inteso privare un popolo della dignità e finanche dell’identità, in un processo di aberrante disumanizzazione.

Eppure proprio in quell’inferno sovviene salvifico “il canto di Ulisse” condiviso con un giovane alsaziano, rimembrando i versi immortali danteschi che li proiettano oltre le umane miserie. «La poesia che salva la vita, perchè senza poesia non saremmo umani».

Entra poi in scena Lucilla Giagnoni, autrice e regista teatrale, “la voce femminile di Dante” nel suo bianco candido, il ceruleo degli occhi che si empiono di luce ed emozione vivendo il palpito amaro di Francesca da Rimini e l’accorata narrazione di Ulisse. Michele Prandi, già professore ordinario di Linguistica generale all’Università di Pavia, entra nel cuore della “grammatica di Dante” partendo dal “De Vulgari eloquenthia”. Ad Anna Di Trapani, già docente a contratto di Teoria della letteratura all’Università di Milano, il compito finale di tessere il suo “elogio del dubbio” che serpeggia nell’opera dantesca.

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