La morte di Jacopo Compagnoni        Ricostruzione della tragedia
Jacopo stava scendendo con gli sci d’alpinismo dal canale Nord del Monte Sobretta, a circa 2850 metri di quota

La morte di Jacopo Compagnoni

Ricostruzione della tragedia

A lanciare l’allarme un miliare della Finanza che sciava nella zona: lo ha raggiunto e ha praticato i primi soccorsi. Sabato i funerali.

Già nella serata di giovedì è giunto il nulla osta alla sepoltura di Jacopo Compagnoni , 40 anni, di Santa Caterina Valfurva, padre di due bimbe e compagno di Francesca, rimasto vittima di una valanga staccatasi dal canale del Sobretta.

Una classica e molto frequentata escursione di scialpinismo che Jacopo, appassionato del genere e guida alpina, conosceva come le sue tasche e che, giovedì mattina, aveva deciso di affrontare, in solitaria, complici condizioni meteo e del manto nevoso consone, tenuto conto che il pericolo valanghe era dato in moderato, grado 2, quindi mediamente basso, al netto, ovvio, della pericolosità che è intrinseca alla pratica di uno sport come questo, che contempla una serie importante di rischi e di valutazioni da compiere prima di affrontare un pendio.

Disciplina che a Jacopo ha giocato un tiro mancino, perché l’escursione scialpinistica si è trasformata in tragedia senza che nessuno potesse porvi rimedio. E questo nonostante i soccorsi siano stati prontissimi, perché circa 400 metri sopra il punto di ritrovamento dello scialpinista, individuato a quota 2.430 metri, si trovava, in prossimità della cresta del Sobretta, un altro scialpinista, un membro del Sagf, Soccorso alpino della Guardia di finanza della tenenza di Bormio, in capo al maresciallo Simone Radaelli , il quale era uscito in pattuglia per un’attività di addestramento proprio sulla classica del Sobretta. Risalendola in solitaria, mentre il resto della pattuglia era rimasto ad operare più a valle, aveva incontrato Jacopo, il quale tuttavia ha affrontato in autonomia e prima di lui la discesa del mitico canale.

Il problema è che Jacopo ha potuto compiere poche centinaia di metri prima che si producesse un distacco tale da farlo urtare contro le rocce procurandogli un serio politrauma.

Più che sepolto dalla neve e soffocato, infatti, lo scialpinista sarebbe stato colpito dalla medesima e proiettato sulla roccia.

Una scena alla quale, attonito, ha assistito, da sopra, il soccorritore del Sagf, che subito ha raggiunto il punto in cui si trovava la guida alpina e gli ha assicurato il primo soccorso praticandogli anche il massaggio cardiopolmonare.

Non prima di aver messo in moto la macchina dei soccorsi, attivando l’elicottero di Caiolo, il Sagf stesso e il Soccorso alpino e speleologico di Valfurva.

Erano circa le 11,50 quando è scattato l’allarme, in codice rosso, e poco dopo le 13 Jacopo Compagnoni, una volta stabilizzato sul posto e verricellato, è giunto in elicottero all’ospedale di Sondalo, dove tuttavia nulla di più è stato possibile fare per strapparlo alla morte.

Informata dell’accaduto, Elvira Antonelli , procuratore facente funzioni a Sondrio e magistrato di turno, non ha ritenuto di disporre l’autopsia sul corpo della vittima, restituendo la salma ai propri famigliari, la compagna, le figlie, la famiglia d’origine, mamma Adele, papà Giorgio, la sorella maggiore Deborah, il fratello Yuri, i nipoti Agnese, Tobia, e Luce.

Gli stessi che hanno accolto, ieri mattina, la salma del loro congiunto nell’abitazione di famiglia, in via Forni 23 a San Nicolò Valfurva, e che oggi alle 14,30 si stringeranno in un unico abbraccio, attorno al loro caro, per il funerale previsto nella chiesa di San Nicolò.


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