La giornata per i morti di Covid
In provincia 665, quattro i medici
«Siamo tristi, ma ora più forti»

Oggi si ricordano le vittime del virus, il ricordo del presidente dell’Ordine dei medici Innocenti

La giornata per i morti di Covid In provincia 665, quattro i medici «Siamo tristi, ma ora più forti»
Alessandro Innocenti, a sinistra, con i’ex prefetto Rosario Pasquariello

«Questa per me, e penso per tutti coloro che hanno perso parenti, amici, conoscenti a causa del coronavirus, è la giornata delle lacrime e del ricordo, perché mai potrò dimenticare quell’11 marzo di due anni fa, quando mi comunicarono della morte del mio collega, e carissimo amico Roberto Stella, medico di medicina generale e presidente dell’Ordine dei medici di Varese. Il primo medico morto per Covid cui ne sono seguiti 371 in tutta Italia, dei quali tre in provincia di Sondrio».

Si esprime così Alessandro Innocenti, presidente dell’Ordine dei medici e odontoiatri della provincia di Sondrio che mai, al pari dei suoi colleghi medici e presidenti degli Ordini provinciali, avrebbe immaginato di vivere due anni simili, fatti di un’emergenza senza precedenti, superata nonostante il vento contrario.

Con lo strascico di morti e feriti che si sono lasciati dietro e che, proprio oggi, nella Giornata nazionale delle vittime del coronavirus, si ricordano in tutta Italia.

Qualcosa come 157mila persone che hanno perso la vita per Covid, certificate tali, perché poi c’è tutto il novero delle vittime del febbraio-marzo 2020, quando ancora i tamponi non si facevano e, di fatto, sfuggono alla triste conta.

Da noi in Lombardia proprio ieri si è raggiunta la cifra tonda di 39mila morti Covid da inizio pandemia, dei quali 665 in provincia di Sondrio. Persone venute a mancare in massima parte al centro Covid Morelli, ma anche in altri ospedali, come il Moriggia Pelascini di Gravedona, e nelle Terapie intensive regionali in cui sono stati trasferiti in questa quarta ondata, dato che la Rianimazione del Morelli è stata lasciata intonsa rispetto ai casi Covid.

Volendo entrare più nel dettaglio, i morti Covid al Morelli sono stati 550 all’11 marzo scorso (ultimo dato a nostra disposizione), dei quali 319 deceduti nel 2020, 162 nel 2021 e 39 in questi primi tre mesi del 2022.

Persone di tutte le età, ma nella prima e nella seconda ondata pandemica soprattutto anziani e, via via, anche di età inferiore, compresa fra i 50 e i 60 anni

Fra questi, anche quattro operatori della sanità morti sul lavoro, tre medici e un farmacista.

A partire da Domenico De Gilio , 66 anni di Chiavenna, medico di base a Novate Mezzola, Verceia e Samolaco, morto il 19 marzo 2020, esattamente due anni fa; per continuare con Fabio Rubino , 55 anni, milanese, ma di origini pugliesi, primario di Cure palliative in Asst Valtellina e Alto Lario, morto il 12 aprile 2020; Oscar Giudice , 73 anni di Lovero, medico di base in pensione, in servizio nelle Rsa della zona, morto il 7 maggio 2020; infine Lauro Cervi , 67 anni, bergamasco, farmacista a Villa di Chiavenna, morto l’8 dicembre 2020.

«La tristezza per queste morti ci accompagna, però - assicura Alessandro Innocenti - c’è anche un altro pensiero che ci supporta e ci dà forza. Perché in quei giorni così difficili è venuto fuori uno spirito di collaborazione e di condivisione fra medici, infermieri e personale sanitario e socio sanitario, nel suo complesso, incredibile. Insieme siamo andati avanti e abbiamo superato la prova. Uscendone più forti, perché ora siamo più preparati per il futuro ad affrontare emergenze di questo tipo e pronti, nonostante tutti i problemi che coinvolgono la nostra categoria, a metterci a disposizione».

Innocenti si riferisce all’attuazione della riforma sanitaria, che nonostante tutte le perplessità che attraversano anche la categoria dei medici, li sta vedendo presenti.

«Noi ci siamo, siamo pronti, lo dobbiamo a chi non c’è più e ai giovani - dice in conclusione - che si affacciano alla professione con grande entusiasmo. Anche qui, in provincia di Sondrio. È vero, siamo in ritardo, perché ci sono gravi carenze di medici, però non ci dobbiamo scoraggiare, dobbiamo aiutare i giovani a farsi strada».

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