Inchiesta scuola. «Andiamo avanti
Ma ora un reggente»

Il futuro Ripamonti (Cisl): «Il sistema è autonomo. Ma vanno garantite le decisioni dei vertici» In prospettiva, problemi per gli istituti coinvolti

Inchiesta scuola. «Andiamo avanti Ma ora un reggente»
L’ufficio scolastico provinciale di Sondrio, al centro dell’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il provveditore

«La scuola è una comunità educante, fatta sì di dirigenti, ma anche di personale docente e non docente, di collaboratori scolastici ed amministrativi che, insieme, la sostengono. Per questo, nonostante tutto quello che sta accadendo qui in provincia di Sondrio, penso che la continuità scolastica verrà comunque garantita».

A dirlo è Elisa Ripamonti, responsabile Cisl Scuola di Sondrio, che in trent’anni di attività sindacale, prima distaccata alla Cisl di Lecco, poi a Monza e Brianza e ora a Sondrio, in una situazione del genere non si era mai trovata.

I precedenti

«Ci sono stati problemi su singoli dirigenti scolastici, ma mai con i direttori degli Uffici scolastici territoriali - assicura - per cui questa situazione del tutto nuova non può non preoccupare, sia dal punto di vista dell’operatività dell’ex Provveditorato sia, e in un certo senso ancor più, dell’operatività degli istituti coinvolti nell’inchiesta».

Le cui segreterie sono state passate al setaccio nel giugno scorso, quando l’indagine della Procura della Repubblica di Sondrio e della Guardia di finanza, scaturita da un duplice esposto presentato alle medesime nell’autunno del 2021, è entrata nel vivo ed è calato sul tavolo del provveditore Fabio Molinari, l’avviso di garanzia per le ipotesi di reato di concussione, induzione indebita, peculato e turbata libertà degli incanti. Prima sono stati clonati tutti i pc del Provveditorato ed acquisito tutto il materiale utile, poi, l’attenzione, si è rivolta sui sette istituti indicati negli esposti.

«Come sindacato - aggiunge Ripamonti - stiamo facendo l’impossibile per evitare che l’attività scolastica possa rimanere ingessata per effetto di questa inchiesta, e per questo abbiamo chiesto all’Ufficio scolastico regionale di porre la massima attenzione e di garantire il funzionamento degli uffici territoriali di via Donegani dove vengono assunte le decisioni apicali».

Altri casi

«Pensiamo che per il momento, come sta avvenendo per Varese, dove il dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale si è dimesso, più che prevedere una reggenza dell’ufficio di Molinari, si vada verso una gestione “da remoto” per settore di attività, in capo ai dirigenti dell’Ufficio scolastico regionale, che garantirebbero così tutta l’ordinaria amministrazione - aggiunge Ripamonti - Ovvio che a lungo termine, dal punto di vista delle politiche generali della scuola, non poter contare su una figura di vertice può costituire un problema, per cui penso che una volta nominato il direttore regionale, posto oggi vacante, si provvederà anche alla nomina di un reggente».

Preoccupazione c’è anche per la gestione delle singole scuole investite dall’inchiesta: se i loro presidi e/o direttori amministrativi dovessero essere raggiunti da avviso di garanzia, formalmente potrebbero continuare a lavorare, ma difficilmente rimarrebbero ai loro posti per ragioni di opportunità. Verrebbe suggerito loro di mettersi almeno in aspettativa, in attesa che l’indagine si incanali e produca i suoi risultati, nel bene o nel male.

«A quel punto avremmo un tot di scuole (sette quelle citate negli esposti, non sappiamo se tutte coinvolte o se ce ne siano altre, motivo per cui evitiamo di fare i nomi, nda) senza i loro vertici - osserva Ripamonti - e questo non può non preoccupare, non tanto per la continuità delle attività, perché la scuola è una comunità educante e può e sa come andare avanti, ma perché serve una figura di vertice. E a quel punto, oltre alle quattro reggenze che già abbiamo ne avremmo forse altre sette, che su un totale di 31 scuole, sono tante. Buona parte dei presidi avrebbero due scuole da gestire, magari fra loro distanti. E questo complicherebbe le cose».

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